Topo Oreste e la Grande Città

Capitolo I

Il topo Oreste era conosciuto in tutta la Grande Città: dai quartieri centrali a quelli periferici, dalle lussuose cantine delle ville ai maleodoranti cassonetti dell'immondizia dei sobborghi. Tutti lo conoscevano.

Oreste: il topo più furbo, l'Imbattibile, il Cervello. Erano tanti gli epiteti che con il tempo si era conquistato. In realtà Oreste era solo un topolino dai grandi orecchi ciondolanti, pelo sporco e passo incerto, ma aveva due occhi accesi e vigili come nessun altro topo aveva.

In genere, la supremazia in una banda o in uno dei branchi che popolavano le ruvide strade della Grande Città, si otteneva con dimostrazioni di forza o atti di vera e propria violenza. Le imprese che valsero a Oreste tanta gloria, invece, non erano niente di tutto questo: i suoi erano atti d'ingegno. A dire il vero, Oreste non aveva alcun genere di supremazia: non controllava nessun territorio, non guidava nessuna gang, non era un boss. Viveva alla giornata, girovagando per i quartieri della Grande Città, senza chiedere niente a nessuno e senza dover render conto a nessuno. Era un tipo riservato, uno che si faceva gli affari propri e che non cercava guai. Il suo, più che dominio, era prestigio, fama, classe si sarebbe spinto a dire qualche ammiratore.
Il suo nome se l'era fatto col tempo, senza volerlo, dando consigli in modo disinteressato a chi gli chiedeva aiuto; cercava di mettere le sue brillanti idee a disposizione di chi ne aveva bisogno

Il topo Oreste lo si poteva vedere a qualunque ora ciondolare lungo i muri a cercare avanzi di cibo o sonnecchiare pigro dentro una scatola di sardine arrugginita in fondo ad un vicolo. Fu proprio in uno di questi momenti di siesta che Oreste passò uno dei maggiori spaventi di sempre. Ne aveva vissute tante, ma l'avventura che sarebbe iniziata quel giorno sarebbe stata la più incredibile della sua vita.

[Continua...]