ADP - Che cos'è una città di sinistra

Ricevo ed inoltro il documento che segue,  proponendo/CI   un incontro per svolgere una simile la riflessione  sulle nostre realtà urbane, a partire dall'assunto di APD, che personalmente condivido.
 A TVL propongo invece un confronto fra i candidati a sindaco di Montecatini e Abetone (attualmente amministrati dalla Destra) sui loro programmi, sempre a  focalizzato sulle linee di fondo che  ispirano i loro programmi.  
Rosalba

 

Carissimi,

 è tempo di riflessioni. Qui di seguito una riflessione su Firenze.

 

I soci fondatori dell'Area Popolare e Democratica della Toscana

 

 

 

                                                                                      Che cos’è una città di sinistra.

 

I partiti hanno presentato, ci pare, ventisei liste per governare Firenze. Per fortuna, i candidati sindaco sono un numero più limitato. Queste liste hanno ciascuna un programma: questi sono un po’ più o un po’ meno solidali, fanno a volte parte di cordate nazionali e, per questo, e non per altro, si fanno chiamare di destra o di sinistra.  Nell'insieme vogliono amministrare bene, facendo cose buone per la cittadinanza, ma non sono, a rigore, né di destra né di sinistra, neppure quelle ispirate ad Alessandra Mussolini, né quella guidata da Ornella De Zordo.

Noi vorremmo capire, una volta per tutti, che cosa vuol dire essere un città di sinistra e, per fare questo, cercheremo di capire cosa vuol dire essere, oggi, uomini o donne di sinistra.

  • Essere di sinistra vuole dire innanzitutto credere nella necessità di un governo mondiale che controlli la globalizzazione, da cui non si può tornare indietro, e individuare questo governo in un rinnovato Onu;

  •  credere nell'opportunità di far crescere l’Europa unita, come dimensione diversa dagli Stati Uniti e quindi mirare alla crescita dell’economia europea, come realtà indipendente dagli Stati Uniti su un territorio che, nel tempo, vada dall’Atlantico agli Urali;

  • pensare che il primo problema del mondo,e quindi anche dell’Italia, e quindi anche di Firenze, è quello della liberazione dei poveri, di tutti i poveri, dalla loro miseria, che è miseria materiale per  i quattro quinti della popolazione del mondo, che è miseria di diritti umani per la stessa quantità di persone.

  • Si tratta, in altri termini, di battersi per la pace, poiché la pace è, comunque, sempre, meglio della guerra; di battersi per l’ambiente e la sua salvaguardia, di battersi per la libertà piena di tutti gli uomini e tutte le donne;di battersi perché l’istruzione, in tutti suoi livelli, sia davvero assicurata a tutti, perché il diritto alla salute, inteso nei suoi termini più ampi, sia di tutti, perché la parità di diritti fra uomini e donne sia nel mondo diritto di tutti, per quello che riguarda le donne e per quello che riguarda gli uomini.

  • Si tratta, poi, di trasformare il capitalismo, rifiutando le privatizzazioni, che, in ogni caso, aumentano la pressione dei privati nella proprietà, e riattivando l’impresa pubblica, soprattutto nei settori chiave, dove, correttamente intesa, può utilmente servire da volano per la produzione.

Questo è l’essenziale. Ecco, essere amministratori di sinistra significa, sempre, avvicinarsi fin che si può a queste linee di fondo, e alle altre qui non dette, agire mossi dalla volontà di aiutare i processi necessari a Firenze, in Italia, nel mondo, soprattutto non fare nulla che vada in senso contrario.

Così, siccome noi auspichiamo, comunque sia, con tutti i suoi limiti, la vittoria di Domenici, proviamo a sfogliare rapidamente, essenzialmente l’opuscolo che egli ha offerto alla popolazione per illustrare la sua azione.

Non ci pare corretta l’impostazione trionfalistica della prefazione, che mira a celebrare una Firenze “solita” bene amministrata: non ci pare realizzata la città dei bambini, per la mancanza di nidi e asili, ancora insufficienti; la Firenze dei giovani ci pare un sogno irrealizzato, in una città dove la droga è praticamente libera, dove non ci sono veri e propri centri  di attrazione, dove nulla è stato davvero fatto per le donne, dove il numero degli anziani assistiti è ancora scarso, dove nulla è stato davvero fatto per la parità dei disabili (basti pensare ai gradini da salire in molti autobus, inadatti anche alle persone anziane). Poco è stato davvero fatto per gli immigrati, abbandonati alle durezze del mercato; la società della salute si scontra con la realtà delle aziende sanitarie, in cui l’attività del Comune è inesistente; un miliardo ( crediamo di lire ) per il volontariato, ma il volontariato non dovrebbe essere collaterale a dipendenti regolarmente pagati?

Un altro sogno ci sembra la città attenta ai carcerati, la nuova politica per la casa, per cui sono stati dati 40 appartamenti a giovani coppie, le periferie che divengono città, le aree produttive abbandonate, che tornano alla città, le piazze più belle, la città più verde, amica degli animali ( ma dove?), il fiume per la città, la chiusura al traffico delle Cascine, l’Argingrosso che diventa la spiaggia di Firenze.

Il traffico continua a pesare in modo gravissimo sulla città, con un inquinamento fortissimo che fa davvero male alla salute, praticamente senza parcheggi nelle zone essenziali. Nell'opuscolo ci sono, poi, cose strane, come quella che riguarda il vigile di quartiere, che sarebbe un punto di riferimento per tutti, mentre i vigili, al di là del centro, sono invisibili e non vengono neppure  se chiamati per incidenti, come "la città più pulita" mentre le strade sono un cimitero di cartacce e sigarette e lattine. "La città per la cultura" apre un problema su cui vale pena riflettere: ma sarà proprio giusto spendere soldi per le manifestazioni culturali, rivolte senz’altro a pochi, spesso ad esigue minoranze, dimenticando disabili, poveri, anziani, immigrati, bambini? E’ proprio giusto dare una larga sovvenzione al Teatro Comunale, e sognarne addirittura un altro, più grande? E'giusto pagare tanti soldi al Gabinetto Viesseux, iniziative offerte a pochi, mentre tanti sono fuori dalle questioni più semplici della cultura? E non sarebbe bene, detto di passata, mettere finalmente la tassa di scopo sui turisti: un euro al giorno, che male fa?

La città, aggiunge il Sindaco, guarda al futuro. Lasciamola guardare , ma intanto i cittadini  soffrono oggi. I mercatini sono strutture per la povera gente, l’artigianato desta in noi un sorriso di mestizia, la formazione per gli adulti lascia a desiderare, il diritto al lavoro è cosa che naturalmente sfugge al Comune, il servizio Ataf è in balìa degli autisti, manca quasi del tutto la sera, è spesso lento e insufficiente, il turista, che sta un giorno e spende poco è la massa, mentere i  turisti di lusso sono pochi e non trovano, nessuno, i gabinetti.

Dunque sogni, o attività per pochi, o attività per il futuro. Comunque, sempre, attività amministrative, che potrebbe  svolgere e o migliorare chiunque. Quello che manca, quello che proprio non c’è, è la grande visione politica, è la grande visione della grande politica che è fatta di cose diverse, diversamente orientate. Noi speriamo che qualcuno, nella sinistra cittadina, ci pensi un momento per vedere se noi, come sappiamo, abbiamo ragione.

 

L’Area  Popolare e Democratica della Toscana