Convenzione programmatica di meta mandato - Pistoia

 

Comunicato di Nuova Città

In margine alla Convenzione Programmatica di metà mandato

Consideriamo il Coordinamento delle forze politiche che sostengono il governo comunale (immagine speculare della neonata “Unione”) una delle grandi novità della fase politica che si è aperta a Pistoia con la  Convenzione Programmatica di martedì 8 febbraio.

In effetti, il laboratorio politico costituito dalla vasta maggioranza consiliare e dalla Giunta (circoscritto finora alle stanze del Palazzo) adesso si rafforza e si amplia, realizzando un Organismo di Coalizione - formato da eletti, amministratori e rappresentanti delle forze politiche- in cui è auspicabile che si formi una cultura politica sempre più unitaria, attorno ad un comune progetto di città. Nuova città”, che è stata invitata a farne parte come espressione della cosiddetta “società civile”, auspica però di non rimanere da sola nella rappresentanza delle realtà associative pistoiesi, ma di fungere in questa fase da apripista.

Nell’ultima stesura del documento "Da qui al 2007" abbiamo riconosciuto  i segni di accoglimento di alcune nostre proposte, soprattutto laddove si afferma l'intenzione di proseguire ed arricchire la "rete della partecipazione", cioè di sottoporre gli impegni principali dell'agenda della Giunta al confronto con i cittadini e con le organizzazioni sociali. In effetti, il passaggio dal momento programmatico a quello della progettazione di interventi rilevanti, come quelli relativi al nuovo ospedale, al Polo universitario, all'area del Ceppo, richiede una fase preliminare di consultazione della cittadinanza,  con l’obiettivo di ottenere il massimo di condivisione delle decisioni finali, che spettano agli organi istituzionali preposti.

A tale proposito, abbiamo chiesto al Sindaco la stesura e l’attivazione di un Regolamento Comunale della “partecipazione”, che declini il Titolo Terzo dello Statuto Comunale e, in questo ambito, la realizzazione sia di un “Urban Center”, luogo strutturato per la partecipazione dei soggetti sociali ed economici, sia di un Forum delle realtà associative, come già avviene in molti comuni governati dal Centrosinistra.   

Passiamo ora dalle proposte sulle questioni metodo, che ci sono più congeniali, a quelle più strettamente legate alle priorità del programma.

Nella convinzione che i singoli progetti per far “migliorare” Pistoia debbano essere agganciati a poche idee forti, legate alla sua vocazione, abbiamo individuato nella città tre punti di forza e tre di debolezza, da coniugare però insieme, per trasformare le criticità in occasione di sviluppo.

Dalla parte delle positività non c’è chi non collochi l’ortovivaismo e l’Ansaldo-Breda, elementi di eccellenza, che costituiscono la cifra e la forza dell’economia pistoiese, ma anche le rilevanti risorse storico-artistiche e paesaggistiche. Queste ultime debbono essere tutelate e valorizzate, perché gli abitanti non ne ricavino solo un  godimento estetico, ma anche una durevole fonte di lavoro e sostentamento. 

Sul versante delle criticità abbiamo selezionato: 1) i giovani, che scarseggiano da punto di vista demografico e che nel tempo libero abbandonano la città, perché “Pistoia non offre niente” (basta avere dei figli che abbiano superato i diciotto anni per sperimentare questo esodo, soprattutto notturno); 2) il provincialismo, carattere peculiare di noi pistoiesi, per cui l’essere ai margini dell’area metropolitana non è solo un fatto geografico, o un’esclusione operata da altri, ma un dato mentale e culturale: siamo una città chiusa nei confronti delle innovazioni e del mondo e questo, nell’epoca della globalizzazione, è un paradosso pericoloso; 3) infine, il declino del centro storico e, soprattutto, del suo commercio, che probabilmente il progetto del Centro Commerciale Naturale non riuscirà ad arginare, se non sarà affiancato da altri cambiamenti significativi.

Da questa combinazione di risorse  e criticità aggiungendo una buona dose di coraggio e  concertazione tra pubblico e privato,  potremmo trarre la spinta per un grande “inizio”.

Il motore del new deal pistoiese potrebbe essere il Polo Universitario, con indirizzi legati appunto alla vocazione del territorio: Scienze Vivaistiche, Architettura dei giardini, Scienze Turistiche e /o Enogastronomiche. Non dovrebbe però trattarsi, come avviene ora, di una mera succursale dell’Ateneo fiorentino, che finirebbe  per chiudere ancora di più i nostri giovani nel provincialismo e non aprirebbe la città al mondo, ma una Università internazionale, frutto del consorzio tra UNISER e l’istituzione accademica di un altro paese (gli USA o il Regno unito, ad esempio), con scambi di docenti e studenti, con convegni, rassegne  e mostre, che comporterebbero immaginabili conseguenze per l’economia locale, oltre che per la forma mentis dei nativi.

Ovviamente un’università di questo tipo  dovrebbe collocarsi nel cuore pulsante della città, per portarlo a nuova vita (nella fase preparatoria della Convenzione abbiamo indicato l’area del Ceppo come luogo ideale), non necessariamente nei pressi della stazione ferroviaria, in modo che chi arrivi col treno possa andarsene rapidamente, dopo qualche ora di lezione, in una sorta di mordi e fuggi culturale. Una città universitaria deve essere invece per i giovani  un luogo di vita e di formazione, dove studiare,  intrecciare legami, trascorrere il tempo libero. In tale prospettiva, anche la biblioteca dovrebbe divenire un polo di riferimento per tutti i residenti, una sorta di sguardo sul mondo attraverso uno spazio cinema, una sede per mostre, convegni etc. Importanza rilevante assumerebbero in questo senso lo “Spazio musica”, già pianificato nell’area ex Macelli ed il previsto ampliamento dei luoghi per fare sport nell’Area Ex Breda.

Infine la città, nella prospettiva della riqualificazione del verde urbano, potrebbe caratterizzarsi e divenire attrazione turistica anche per i suoi curatissimi parchi e giardini  e ( perché no?)  per opere d’arte “verdi” come arredo.

Non crediamo che si tratti di utopia, se la città tutta, con le sue componenti economiche, associative  e politiche faranno finalmente sistema, accomunate dalla volontà di far “crescere” Pistoia, più che di aiutarla a “migliorare”, come recitava  lo slogan, un po’ minimalista,  della trascorsa Convenzione.

 “Nuova Città” –rete dei “Cittadini per l’Ulivo”