Documento Politico

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partecipazione dei cittadinI”

Appunti per il cantiere del “Nuovo Ulivo”

il documento che segue è il risultato, provvisorio e problematico, delle discussioni interne a “Nuova città- per l’unità dei riformisti” e dei lavori del seminario ““L’Ulivo: un progetto, un metodo”, che si è tenuto a Chianciano, dal 25 al 27 ottobre 2002 con la partecipazione di oltre trecento “seminaristi”, in rappresentanza dei tanti comitati, coordinamenti, associazioni e movimenti di base per l’Ulivo, diffusi capillarmente sul territorio nazionale. “Nuova città” era presente a Chianciano con una propria delegazione ed ha partecipato attivamente sia ai lavori di gruppo, sia ai momenti assembleari, entrando a far parte, per la provincia di Pistoia, di quella vasta rete di associazioni per l’Ulivo, le cui maglie sono in stretto collegamento attraverso il forum e la mailing list del sito www.ulivo.it.. Per la fine di Novembre è previsto un nuovo incontro dell’associazionismo ulivista, per programmare un’Assemblea Nazionale ed eleggere un Coordinamento Operativo Provvisorio dell’ “Ulivo dei cittadini”, la terza componente dell’Ulivo (le altre due sono gli “eletti” ed i “partiti”), che si prefigge di dare voce a chi desidera impegnarsi per rinnovare la politica e per sconfiggere la Destra, aderendo direttamente all’Ulivo, senza iscriversi necessariamente ad uno dei partiti della coalizione.

L’ordine del giorno votato a Chianciano a larghissima maggioranza ( il documento è riportato a pag. 8, in allegato) conferma la validità della linea politica espressa nel manifesto programmatico di “Nuova città” e delle iniziative che finora sono state intraprese: incontri informali con i partiti e con le realtà istituzionali dell’Ulivo (gli eletti in ambito locale e nazionale) e collegamenti con altre associazioni e movimenti toscani impegnati a promuovere nuove forme di rappresentanza politica. In particolare, con il convegno del 6 dicembre su “Nuova politica e partecipazione dei cittadini”, grazie agli importanti approfondimenti degli invitati esterni che ci onoreranno della loro presenza ed al contributo di tanti cittadini che interverranno, ci auguriamo di mettere in moto un processo di coinvolgimento di tutte le forze democratiche del territorio, che faccia di Pistoia un cantiere per la costruzione (sia pure in ambito locale) della tanto auspicata Casa del Nuovo Ulivo .

PREMESSA

La società italiana, come del resto tutti i Paesi dell’Occidente, negli ultimi decenni ha acquisito sempre più il carattere della “complessità”. Secondo la teoria dei sistemi, rispetto alle “società semplici” (o “tranquille”), quelle complesse si strutturano e si sviluppano con una pluralità crescente di variabili (culturali, economiche, sociali ed etniche), le quali mutano al loro interno in modo imprevisto e molto spesso imprevedibile. Varietà, velocità e mutevolezza sono dunque elementi strutturali dei Paesi ad economia avanzata: si pensi per esempio al ciclo di vita dei “prodotti” economici e culturali come un’automobile o un cd-rom. Questo è avvenuto anche per la politica: mai come nell’ultimo decennio nuovi partiti sono nati, le formazioni politiche sono cambiate al loro interno e tutto ciò con una velocità imprevedibile solo qualche anno prima. Ciò premesso, in questa sede interessa verificare le conseguenze che tali profonde trasformazioni hanno sulle forme organizzative della rappresentanza politica.

Sia i partiti che gli organismi politico-amministrativi delle società semplici sono strutture gerarchiche a forma di piramide, con una precisa distribuzione dei compiti ai vari livelli, in cui le decisioni vengono prese dal centro e poi trasferite alla base-periferia. Data la bassa varietà e la scarsa variabilità degli eventi, i vertici sono in grado di prevedere i mutamenti, di prendere le relative decisioni e quindi di trasmettere in breve tempo gli ordini alla base della piramide. Secondo la teoria dell’organizzazione, quando una società da semplice diviene complessa, non può conservare la medesima organizzazione che funzionava in precedenza; in particolare i vertici, che non posseggono tutte le conoscenze necessarie per governare la complessità, sono costretti a richiedere le competenze di molteplici soggetti. Per questo, progressivamente la struttura piramidale si disgrega e le relazioni gerarchiche vengono profondamente modificate: non più un capo che decide per tutti, ma una leadership diffusa, in cui emergono le doti e la creatività di molti. In tale contesto, anche i modi della comunicazione devono cambiare strutturalmente: non più informazione dall’alto verso il basso, da emittente a ricevente, ma comunicazione circolare. Si passa così dal modello della piramide a quello opposto della “rete”.

La rete è composta da persone, enti, associazioni, istituzioni (i “nodi”) e per funzionare deve interconnetterli mediante un sistema di “archi”: il potere è dunque diffuso, la partecipazione necessaria. Moltiplicando le conoscenze e stimolando le soggettività, la rete permette di passare da una politica di puro contenimento degli squilibri locali o planetari (quando questi avvengono), ad una politica capace di vedere nuovi scenari, di proporli e perseguirli. Fondandosi sulla “cittadinanza situata” dei vari “nodi” che la compongono, essa consente inoltre di rispondere adeguatamente alla sfida della globalizzazione, in quanto valorizza l’identità delle persone e delle comunità, senza cadere nel trabocchetto dei localismi etnocentrici. Per funzionare, la rete ha certo bisogno di principi organizzativi, ma soprattutto di un mutamento culturale profondo. Passando al linguaggio politico, possiamo dire che la metafora della rete allude al federalismo, nel significato di “patto” tra i suoi “nodi”. Rete significa quindi passaggio da una democrazia formale, nella quale la partecipazione dei cittadini alla vita politica corrisponde al diritto/dovere di andare a votare, ad una democrazia sostanziale, dove ogni cittadino partecipa attivamente alla vita sociale e politica. Relativamente alle Istituzioni, le cosiddette “leggi Bassanini”, con il trasferimento di deleghe dallo Stato agli Enti Locali, sono state la prima risposta alla complessità. In questo caso, tuttavia, non si può parlare di federalismo, ma solo di decentramento. Naturalmente con il federalismo nulla ha da spartire la cosiddetta devolution della Lega, che non è altro che la riproposizione organizzativa e culturale del centralismo piramidale moltiplicato in ogni regione: da un'unica piramide a tante piramidi, tra loro per niente interconnesse. Una reale accelerazione verso un assetto istituzionale a rete è avvenuta invece con la modifica del Titolo V della Costituzione, nella quale si riconosce che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato” e non più, come recitava il vecchio art. 14, “La Repubblica si riparte in Regione, Province e Comuni”. In tal modo agli Enti Locali e alle Regioni si riconosce un potere originario e non derivato.

Di fronte al “modello partito” del ‘900, fortemente centralizzato e dominato dall’ideologia, oggi, in una società individualizzata, in cui non ha più senso parlare di ideologie corrispondenti a determinati blocchi sociali, si pone il problema di ripensare la rappresentanza politica. A ben vedere, non solo in Forza Italia, che si è sviluppata come unione di comitati elettorali attorno a potenti notabili, ma in genere in tutti i partiti, il potere effettivo di chi ha un ruolo di dirigente (segretario, presidente, coordinatore etc.) è in rapido declino rispetto a quello degli “eletti” ( ministri, parlamentari, sindaci, assessori, consiglieri), di coloro cioè che hanno ottenuto un consenso popolare, sia esso motivato da stima e fiducia, sia frutto di convenienza e scambio clientelare. Come da tempo avviene negli USA, i partiti italiani per molti versi si stanno trasformando in comitati elettorali permanenti, in cui gli iscritti vengono coinvolti solo al momento delle elezioni, allo scopo di procacciare voti per i candidati (peraltro da essi non scelti) e non già anche per discutere di linee politiche.

Considerando la generale disaffezione verso la politica ed il relativo calo del tesseramento e della militanza, i partiti sono ancora riproponibili come luoghi per elaborare idee e progetti, cercare consenso e stimolare la partecipazione? Oppure la loro trasformazione in comitati elettorali è ineluttabile? Data la preoccupante propensione di Berlusconi e del Polo che lo sostiene verso un sistema di tipo plebiscitario-presidenziale, è possibile che i partiti del Centrosinistra modifichino il proprio assetto e la propria strategia, dando vita ad un Nuovo Ulivo, che riesca ad arginare il processo eversivo in atto tornando a vincere? In questo Nuovo Ulivo, sono ipotizzabili uno spazio ed un ruolo politico per i cittadini e per le loro forme associate?

L’analisi e le considerazioni che seguono cercheranno di dare risposta a queste domande.

1. Politica fallimentare del Centrodestra

Il bilancio del governo Berlusconi, dopo sedici mesi, appare decisamente negativo sia sul piano politico generale, sia su quello legislativo (le numerose leggi vergogna) e, in particolare, su quello economico finanziario. Le risorse pubbliche si stanno assottigliando, cresce nuovamente il debito pubblico rispetto al PIL (che calava dal 1994), ed i rischi di declino strutturale del nostro Paese stanno nuovamente emergendo: la grave crisi della Fiat ne è il simbolo sul piano produttivo. Leconomia e la società italiana, dopo l’ingresso in Europa, hanno perso competitività e oggi arrancano affannosamente; chi paga maggiormente per questa situazione sono le aree territoriali più deboli, innanzitutto il Mezzogiorno ed i ceti più deboli. Il fallimento della politica economica del centro destra sta trascinando il Paese in una fase di incertezza e di precarietà che si ripercuote sulle istituzioni democratiche e sulla coesione sociale. La politica del governo, inoltre, tesa a proteggere linteresse privato del Presidente del Consiglio e della sua cerchia, sta alimentando un clima da crisi civile, sia per il conflitto che produce tra i principali poteri dello Stato, sia perché, in una larga parte dellopinione pubblica, si sta diffondendo la convinzione che non ci siano più confini tra legalità e illegalità e che venga meno il principio della certezza del diritto e delluguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge. Considerato che il maggior peso dellelettorato di Forza Italia è tra gli strati sociali meno acculturati, questo fallimento potrebbe far prevalere in Berlusconi quella che alcuni costituzionalisti hanno definito propensione eversiva, accelerando la già iniziata trasformazione dello Stato in senso privatistico e personale.

2. Gravi difficoltà del Centrosinistra

In questo scenario la sfiducia del Paese verso il Governo è cresciuta e si è allargata l’opposizione civile e sociale, che ha dato vita ad affollatissime e pacifiche manifestazioni auto-organizzate, in particolare a Roma il 14 settembre e a Firenze il 9 novembre. Anche settori consistenti dell’establishement, che avevano sostenuto Berlusconi con convinzione, oramai stanno prendendo le distanze da lui. Malgrado ciò, l’Ulivo non è ancora sufficientemente credibile come coalizione di governo ed i partiti di Centro Sinistra stentano ad essere il punto di riferimento di questa montante opposizione.

Esiste una spiegazione molto semplice di questa scarsa capacità del Centrosinistra di rappresentare completamente l’opposizione civile e sociale al Centrodestra: la mancanza di unità dell’Ulivo, la frammentarietà delle posizioni, l’enfatizzata divisione tra i partiti che lo compongono ( spesso e fine a se stessa, ma causa non secondaria della sconfitta elettorale), la gara per la leadership.

Questa spiegazione contiene una parte sostanziale di verità: i lunghi mesi che ci separano dalla sconfitta di maggio ad oggi sono stati caratterizzati da tensioni talora rissose, ma oggi sembra che le divisioni e le fratture tra le varie componenti uliviste abbiano addirittura superato il segno.

Subito dopo la sconfitta elettorale, la volontà di rivincita attraverso il rafforzamento dellUlivo appariva più decisa. Furono infatti individuati alcuni obiettivi prioritari ben definiti, come il collegamento tra i gruppi parlamentari e la società, sedi unitarie dellUlivo a livello parlamentare, finanziamento e costituzione delle prime strutture unitarie locali, una Convenzione Nazionale costituente entro la fine dellanno 2001. Successivamente, lUlivo venne proclamato un vero e proprio soggetto politico, composto principalmente da tre componenti: i partiti, gli eletti e i cittadini singoli o associati, che dovrebbe dotarsi di una cultura riformista comune, di un progetto-programma di governo e di regole di vita unitaria. Infine, ai primi di marzo 2002, i segretari dei sei partiti componenti si accordarono sul processo costituente della Federazione dell’Ulivo e per la prima volta affrontarono il tema degli organi, delle regole e dell’ elaborazione di un manifesto programmatico, in cui il nuovo Ulivo si prefigurasse come una federazione alla quale le varie componenti cedono parte della propria sovranità.

Nessuno di questi progetti è andato in porto e addirittura, negli ultimi mesi, le tensioni interne alla coalizione (anche fra i banchi del Parlamento) si sono ulteriormente esasperate. In ogni componente si è forse accentuata la paura di perdere quello che resta della propria identità e di scomparire in un partito unico, senza colore. Parallelamente si è accentuata la ricerca, da parte di ciascuno, di una maggiore visibilità anche attraverso posizionamenti diversi e nuove alleanze interne. In particolare, a causa di un eccesso di competizione, si è pericolosamente incrinato l’asse tra DS e Margherita, che fino ad allora era stato il motore principale dell’Ulivo. L’assemblea dei parlamentari votati sotto il simbolo dellUlivo, che si è tenuta alla fine di ottobre, sarebbe potuta diventare il primo passo per rilanciare la costituente dellUlivo, aperta a tutte le altre istanze, a condizione che si costituisse anche formalmente come organo decisionale, con un grado di autonomia rispetto ai partiti. Invece lesito della riunione è stato ancora una volta interlocutorio e incerto.

Nemmeno sul piano dei rapporti tra Ulivo e società ci sono stati sensibili progressi. Anche se il dialogo con i cittadini non si è mai interrotto, è indubbio che il rapporto è diventato difficile, per alcuni versi disgregante, sia dopo la nascita dei “cento movimenti” e della cosiddetta “opposizione civile”, sia dopo la firma del sedicente “Patto per l’Italia” da parte di sindacati e associazioni di categoria.

Nei mesi scorsi sui giornali sono comparsi articoli in cui qualche politologo di spicco annuncia che l’Ulivo è morto e che non esiste alcuna necessità storicamente fondata di farlo sopravvivere o di farlo rinascere. Questo messaggio è stato raccolto subito da Rifondazione Comunista, da sempre favorevole al ritorno del proporzionale e contraria Centrosinistra, ma è condiviso anche da alcuni esponenti dell’Ulivo.

3. Necessità di più Ulivo

A questo annuncio ferale si può opporre che alla crisi dell’Ulivo si risponde con più Ulivo, non con meno Ulivo. La preoccupante situazione generale impone in effetti un salto di qualità del Centrosinistra, del suo programma e della sua organizzazione, ma soprattutto la costruzione di una volontà collettiva unitaria ( senza la quale non si mette insieme un programma comune), che valorizzi tutte le componenti della società, compresi il lavoro autonomo e le piccole imprese, determinanti per la vita economica e per le sorti elettorali del Paese.

L’ipotesi di coloro che vogliono ridurre l’Ulivo a cartello elettorale o addirittura a patto di desistenza, come quello sottoscritto con Rifondazione comunista nel 1996, è invece discutibile per le seguenti ragioni:

- di fatto mette in discussione il bipolarismo ed il principio maggioritario, che in Italia, come testimoniamo i risultati elettorali, oramai godono di un ampio e crescente consenso da parte dei cittadini italiani (nelle politiche del 1996 nel maggioritario l’Ulivo ha conquistato 15.762.469 voti a fronte di 13.054.973 voti dei partiti nel proporzionale; nelle politiche del 2001 questo differenza si è ancor più estesa: 16.309.656 nel maggioritario, contro 13.203.432 nel proporzionale). Gli elettori del centrosinistra hanno ribadito di volere il sistema maggioritario perché esso richiede unità, quindi capacità di decidere e fine delle “baruffe” tra i partiti. La sua eliminazione sarebbe certamente un passo indietro nella costruzione di alternative programmatiche e politiche chiare, sulle quali i cittadini sono chiamati a decidere e sancirebbe la fine della democrazia dell’alternanza;

- un accordo elettorale minimale sarebbe basato quasi esclusivamente sul no, sulle ragioni contro Berlusconi, e non su un progetto ed un programma comuni, su cui chiamare i cittadini a riflettere e ad esprimersi. Questo favorirebbe solo Berlusconi, perché restringerebbe il campo tra berlusconismo e antiberlusconismo, mentre è evidente che il bipolarismo si consolida e diventa maturo se sempre più netti e chiari sono i fattori di distinzione tra il polo di destra e quello di centrosinistra e se, per contro, più consapevoli e condivisi sono i fattori di coesione dell’Ulivo;

- il bipolarismo esiste anche a livello territoriale, come dimostra il fenomeno delle liste civiche. Dal momento che nel nostro Paese ogni anno si vota in modo diffuso (10 milioni nel 2002, 9 milioni nel 2003 e così via ), diventa quasi impossibile limitare l’azione comune alle elezioni politiche e non avere momenti regolari e periodici di cooperazione e di direzione a livello nazionale.

4. Due ipotesi di Ulivo

In risposta alla crisi dell’Ulivo sono venute avanti due ipotesi alternative.

- La prima ipotesi parte dal presupposto che la sconfitta elettorale sarebbe stata in larga parte originata dalla mancata intesa con Rifondazione comunista e con la lista Di Pietro e dall’astensionismo di sinistra, che ha trovato voce nei cosiddetti girotondi. Per questo, se si vuole recuperare consenso, occorre fare una politica più di sinistra e proporre un’alleanza strategica a queste due forze politiche, anche trasformando l’attuale quadro politico interno dell’Ulivo. La proposta sottesa a questo ragionamento è quella di una federazione che aggreghi tutta la sinistra (Comunisti Italiani, Verdi, Rifondazione, sinistra DS) e che sia in grado di spostare verso sinistra l’asse della coalizione. Infatti l’ipotesi non è soltanto organizzativa, ma punta ad un nuovo progetto- programma e ad una nuova leadership. Una verifica di questa possibile convergenza si è avuta in particolare sulla votazione dell’intervento militare in Afganistan, sia dopo l’11 settembre che recentemente, a proposito della missione degli alpini. In modo analogo, verso una nuova aggregazione in parte già prefigurata dalla Margherita, dovrebbe procedere il riformismo più moderato, sia di matrice cattolica che liberale e socialdemocratica (Margherita, SDI, UDEUR, DS).

L’Ulivo dovrebbe essere sostanzialmente la risultante dell’alleanza di queste due grandi componenti. Finora questa tesi ha incontrato parecchi ostacoli: da una parte l’indisponibilità di Rifondazione Comunista a considerarsi parte della sinistra riformista; dall’altra il pericolo di forti tensioni e probabilmente di lacerazioni all’interno dei singoli partiti- a partire dai DS - che difendono la propria autonomia e la propria identità; infine il rischio effettivo di snaturamento dell’Ulivo, a cui questo processo di apertura e di rinnovamento porterebbe inevitabilmente.

- Una seconda ipotesi, per certi versi più graduale, è quella che ha come traguardo un Ulivo a cerchi concentrici: partendo dal centro, si avrebbe un nucleo più compatto, più coeso e più “riformista”, che formerebbe una vera Federazione, con tanto di regole, a cui i partiti attuali cederebbero una parte di sovranità; il secondo cerchio sarebbe composto dai partiti che non vogliono cedere la propria sovranità, ma accettano di sottoscrivere un’ intesa programmatica e di governo che, come alleanza, in qualche modo li vincola; il terzo cerchio comprenderebbe tutte le altre forze che si oppongono al centro destra, al fine di costituire, su alcune convergenze, una sorta di patto o forum delle opposizioni. In questo scenario il gruppo parlamentare “Artemide”, che finora si è impegnato per la conferire all’assemblea degli eletti dell’Ulivo un ruolo unitario rispetto ai gruppi partitici di appartenenza, potrebbe evolversi da gruppo di pressione ad effettivo intergruppo autonomo e trasversale, che avrebbe come punto di arrivo la formazione di un partito parlamentare alla maniera inglese.

Le differenze tra le due strategie sono evidenti, in quanto concernono i tre elementi fondamentali che contraddistinguono una formazione politica: la cultura di base, il disegno strategico e le regole interne. Nella prima ipotesi è prevalente un indirizzo più tradizionale della sinistra, con una accentuazione della sinistra dei diritti; nella seconda, invece, più marcata è la ricerca di una identità politico culturale dell’Ulivo, in cui si affermano i valori e le politiche della cosiddetta “terza via”. In realtà si tratta di due percorsi distinti, con disegni strategici diversi, che hanno in comune, come conseguenza, una lacerazione e una ricomposizione degli attuali partiti che compongono l’Ulivo. Entrambi sottovalutano sia l’urgenza della situazione politica generale, sia la cultura di origine e di appartenenza partitica dei singoli e dei gruppi da associare, che rende alquanto complesso sia il processo di aggregazione, sia quello di ricomposizione nei contenuti, nelle posizioni, nei comportamenti e, soprattutto, nei disegni politici.

5. L’Ulivo diviso sui contenuti

Tralasciando sia le divergenze tattiche, sia l’unità del fronte contro Berlusconi, la divisione interna all’Ulivo è reale, poiché riguarda la visione del mondo ed il progetto-programma da presentare ai cittadini. In effetti, la differenza di posizione attraversa non soltanto il vertice della coalizione, ma anche i semplici militanti; divide i partiti e li attraversa internamente, così come suscita accesi dibattiti all’interno dei comitati ulivisti.

Se infatti si considerano temi fondamentali come la legislazione economico-sociale (lavoro, welfare, privatizzazioni, tasse, politica industriale, ambiente); la scuola, la famiglia, la bioetica; la riforma della giustizia e, più in generale, le riforme istituzionali, su ognuno di essi, all’interno della coalizione, si riscontrano differenze di non lieve entità. Alla radice di queste dissonanze c’è quasi sempre una cultura di base diversa, tra la sinistra più tradizionale e quella più moderna, tra laici e cattolici, tra i differenti modi di concepire il riformismo.

Di fronte a chi sostiene che l’unità dell’Ulivo non può prescindere dai contenuti, sta tuttavia emergendo chi afferma che anche l’unità è un valore, un vero e proprio contenuto (così come lo sono le norme che regolano e sostengono l’unità) e che sui principali temi che riguardano il futuro del Paese occorre una ferma volontà di trovare convergenze e stabili accordi.

Di recente il cammino unitario si è ulteriormente inceppato e le differenze si stanno in una certa misura esasperando, al punto da determinare quasi una crisi di identità dell’Ulivo, su temi significativi quali l’atteggiamento da assumere nei confronti delle riforme proposte dal Governo, la politica internazionale e il rapporto con i movimenti sociali, compresi i sindacati. Il motivo scatenante di questa tendenza alla disarticolazione può essere ricercato nelle elezioni per il Parlamento europeo, che si terranno con il sistema proporzionale puro nel 2004, se non viene modificata la legge. Non si sa ancora con quale identità si presenterà l’Ulivo, se i partiti andranno in ordine sparso, oppure se riusciranno a trovare alcuni fili unitari, a partire da una piattaforma programmatica comune.

La situazione del Paese è tale che richiederebbe alcune riforme di tipo strutturale, per renderlo più moderno e competitivo e nello stesso tempo per dargli più equità, più diritti e più servizi sociali. Si tratta infatti di ricostruire l’intero edificio dei diritti di libertà e della solidarietà sociale su fondamenta nuove, partendo dalla rottura delle vecchie categorie di classe. Il governo Berlusconi non soltanto non è in grado di affrontare l’emergenza, ma addirittura, con una politica economica sbagliata, sta aggravando i rischi di declino strutturale. L’Ulivo ha il dovere non soltanto di opporsi in modo fermo e incisivo a tale politica, ma di proporre un’alternativa politica e programmatica unitaria, credibile e positiva, avendo ben chiaro che non ci sono soluzioni semplicistiche. I problemi italiani sono tali che richiedono un lavoro paziente, in cui la necessaria gradualità del percorso non deve mai oscurare la carica etica dell’innovazione e soprattutto la direzione di marcia. Un errore specialmente va evitato: ritenere che l’essere all’opposizione e non più al governo ci esoneri dalla responsabilità di decidere e di avere una politica propositiva. L’Ulivo è nato come alleanza riformista per il governo dell’Italia e quindi deve sempre agire e comportarsi come se fosse al governo, prescindendo dall’attuale collocazione. Così acquista la necessaria credibilità non soltanto sul proprio elettorato, ma anche su coloro che non hanno votato per il Centrosinistra.

6. La leadership e le regole e dell’Ulivo

A differenza della Casa della Libertà , che è imperniata sulla figura del leader-padrone e sulla distribuzione del potere che da questo deriva, l’Ulivo rappresenta meglio la ricca articolazione della società italiana e il patrimonio di valori e di idee di cui dispone il nostro Paese e manifesta tutto ciò attraverso un’ampia “squadra” di personalità dotate di capacità e cultura di governo. Appare quindi opportuno ricercare le forme organizzative che valorizzino questo patrimonio di esperienze e di intelligenze, al momento ipotizzando una leadership collettiva ed un gruppo dirigente che sappia individuare i temi sui quali condurre una opposizione politica unitaria, senza farsi imporre l’unità dall’esterno, siano i “girotondi”, le lotte sindacali o le malefatte del governo Berlusconi.

Affinché questa leadership unitaria diventi un punto di forza elettoralmente credibile, non si sfugge al problema delle regole dell’Ulivo, al come e quando decidere. Nei casi in cui si richiedano scelte e assunzioni di responsabilità, appare percorribile la strada di democratizzare e responsabilizzare le Autorità di coalizione, allargandole anche a rappresentanti delle associazioni uliviste. Ad esempio, in ogni collegio per la Camera l’Autorità potrebbe essere formata da 30 persone: 10 rappresentanti dei partiti, 10 eletti nelle istituzioni e 10 eletti direttamente dai cittadini. Se l’Autorità regionale fosse anch’essa basata sugli stessi numeri (10+10+10), ammettendo che in una regione ci siano 7 collegi, i 70 eletti diretti del livello più basso esprimerebbero i 10 del regionale. Dovrebbe tuttavia esserci incompatibilità tra un livello e l’altro e sarebbe preferibile un organo unico, per non accentuare le differenze di legittimazione. Questa strada dovrebbe essere seguita in tutte le materie, a partire da quella più spinosa e difficile che è la scelta delle candidature, fermo restando che, per la designazione del candidato a Premier, è opportuno ricorrere alle primarie, come già avviene in Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna.

Inevitabile sembra l’introduzione del principio maggioritario come regola interna: di norma, la prassi nell’Ulivo dovrebbe tendere alla mediazione, alla ricerca unitaria, paziente e rispettosa delle differenze, anche perché, quando sono vere, esse riflettono culture che arricchiscono la coalizione. Ma se questa ricerca porta alla paralisi e non consente un confronto dinamico sui programmi e soprattutto l’azione unitaria, è ovvio che si debba ricorrere al voto a maggioranza, cioè al principio dinamico della partecipazione democratica. L’affermazione che questa regola vale per i partiti, ma non per le coalizioni, si scontra con l’obiezione che l’Ulivo deve divenire una coalizione che va ben al di là del cartello elettorale e della mera coalizione governativa. Oltre a ciò, il sistema elettorale maggioritario, rispetto a quanto accadeva con il proporzionale, muta la natura non solo dei partiti, ma anche delle coalizioni. Naturalmente occorre tenere conto che in organizzazioni complesse come quelle politiche, la cui ragion d’essere è lo stare e il decidere insieme, il maggioritario non può che essere un “maggioritario temperato”. Occorre quindi impedire ogni abuso da parte della maggioranza, predeterminare i casi e i modi in cui il principio si esercita, modulare la sua applicazione prescrivendo quando è necessario l’unanimità, la maggioranza qualificata, quella assoluta e quella semplice. E soprattutto dare la possibilità alla minoranza non soltanto di diventare maggioranza, ma di esprimersi visibilmente in forme opportune.

7. Il ruolo dei comitati e delle associazioni per l’ l’Ulivo

Allo stato attuale, sul territorio nazionale esiste una rete articolata di circa 200 fra comitati e associazioni per lUlivo. Alcuni sono nati come Comitati Prodi nel 1994-95 ed hanno continuato a lavorare nel proprio territorio, altri sono sorti successivamente, ma quasi tutti sono collegati in rete attraverso il forum e la mailing list del sito www.ulivo.it. I loro rappresentanti si sono confrontati a Chianciano, dal 25 al 27 ottobre, in occasione del seminario Lulivo, un progetto, un metodo, nel corso del quale hanno delineato l’immagine dell’”Ulivo di base” e si sono chiesti quale ruolo spetti ai cittadini associati nel processo di realizzazione del nuovo Ulivo.

Alla luce di ciò che è emerso a Chianciano, i Comitati e le Associazioni per l’Ulivo hanno l’importante a funzione di stimolare e possibilmente generare le relazioni tra i partiti e la “spina dorsale della società italiana”: associazioni, categorie, movimenti, liste civiche e singoli cittadini. Per questo essi dovrebbero essere presenti in ogni collegio elettorale, in modo da far nascere dovunque la Federazione dell’Ulivo; contestualmente dovrebbero farsi promotori di iniziative unitarie locali (dibattiti, seminari, manifestazioni), attraverso cui far uscire i partiti e gli eletti dalle stanze chiuse, per cercare partecipazione e consensi tra la gente. Il Centrodestra, infatti, può fare a meno di questa rete di sinergie, grazie all’impero mediatico di cui dispone, mentre per l’Ulivo essere capillarmente presenti sui territori è l’unica carta decisiva per tornare a vincere.

8. La prospettiva strategica dell’ Ulivo

Per concludere,

- l’Ulivo ha bisogno di più unità, se vuole sconfiggere la destra e deve diventare ancora più riconoscibile, soprattutto attraverso il disegno di società che ipotizza e attraverso il programma per attuare concretamente tale modello.

- l’Ulivo deve diventare sempre più una Federazione, formata dai tre soggetti che ne sono i pilastri: gli eletti, i partiti ed i volontari dei comitati e delle associazioni per l’Ulivo. Ognuno di questi soggetti, compresi i partiti, conta e pesa non tanto per se stesso, ma in quanto parte dell’Ulivo, che rappresenta nel bipolarismo la prospettiva politica e strategica.

- alla federazione dell’Ulivo dovrebbero poter aderire direttamente anche i cittadini non iscritti ai partiti del Centrosinistra;

- all’interno della Federazione, i comitati e le associazioni devono difendere la propria autonomia, come terzo soggetto che si batte a fianco degli eletti e dei partiti, ma non debbono né trasformarsi in un nuovo partito, né contrapporsi ai partiti, il cui ruolo è vitale per la democrazia. La loro peculiare ragion d’essere va trovata: 1) come anima unitaria dell’Ulivo, in quanto essi tendono, rispetto agli altri due soggetti, a privilegiare l’unità come valore in sé; 2) nella carica etica che proviene loro dal carattere volontario e dal rapporto con la società, in particolare con i movimenti delle nuove generazioni; 3) come ponte verso la società e costruttori di quel vasto sistema di relazioni sociali, anche organizzate, di cui l’Ulivo ha estremo bisogno per estendere la propria influenza; 4) come promotori di partecipazione democratica e di democratizzazione della vita politica, a partire dalle realtà territoriali dell’Ulivo.

- l’obiettivo da perseguire, conseguente con le cose finora dette, è la Convenzione Nazionale dell’Ulivo, da indire in tempi brevi: una Convenzione con valore costituente, che abbia il fine di definire il progetto-programma, il patto federativo tra i partiti e aperto ai cittadini, lo statuto e il gruppo dirigente del nuovo Ulivo.

ALLEGATO

Documento finale del seminario “L’Ulivo: un progetto, un metodo”

Chianciano, 25-27 ottobre 2002

CITTADINI E ASSOCIAZIONI PER LULIVO

Chi siamo:

LAssemblea di Chianciano è composta da associazioni, comitati , cittadini anche residenti allestero - liste civiche, coordinamenti aperti ai cittadini ed ai movimenti; tutte le ricche realtà che, unitariamente e in tutta Italia, contribuiscono alla costruzione dellUlivo dalla base.

Noi, componenti dellAssemblea:

  • apparteniamo politicamente al mondo ulivista, aperto a tutti i cittadini che si riconoscono nello schieramento di centrosinistra;

  • esprimiamo l'impegno politico e civile dei volontari e dell’associazionismo per l’Ulivo;

  • offriamo una rete per dare voce a tutti gli ulivisti, iscritti o non iscritti ai partiti del Centrosinistra;

  • intendiamo impegnarci per la convivenza unitaria delle diverse anime presenti nel maggioritario ulivista.

Oggi, 27 ottobre 2002 - dopo due giornate di confronto emerge la volontà dellassociazionismo di base di riunirsi nuovamente a Roma il 30 novembre 2002, per avviare un cammino comune verso unassemblea nazionale di tutto il mondo associativo per lUlivo.

CONTENUTI

Prendiamo a base dello sviluppo del nostro programma e del manifesto politico i lavori di Chianciano, articolati in relazioni, documenti anche quelli presentati nel sito Ulivo.it -, resoconti del dibattito nei gruppi di lavoro.
Consideriamo prioritari i temi dell
elaborazione di un progetto comune per lUlivo e delle regole di vita nellUlivo (modalità di adesione, procedure e soprattutto primarie);
Ci impegniamo ad allargare il consenso al di là dei partiti e ad offrire occasione di ascolto e partecipazione ai cittadini/elettori dell
Ulivo.
Un nostro obiettivo è la costruzione del soggetto politico di coalizione che operi unitariamente, al quale possano aderire i cittadini, singoli e associati.

PROGETTO

Le componenti dell'Ulivo sono i partiti, gli eletti e il mondo dellassociazionismo dellUlivo.
Intendiamo preparare una assemblea nazionale di tutte le associazioni per l'Ulivo e liste civiche da tenere a febbraio/marzo 2003.
Questa assemblea sarà preceduta da incontri territoriali per la più ampia condivisione di un manifesto di intenti comune, al fine di favorire la partecipazione attiva di una rete di cittadini per l'Ulivo sempre più estesa ed interattiva.

DECISIONI

· costituire oggi un “Coordinamento Operativo Provvisorio”

· dare mandato al Coordinamento Operativo Provvisorio di predisporre due proposte di documenti:
a) una progetto di manifesto di intenti, definito prendendo spunto dai lavori di Chianciano;
b) una bozza di procedure per organizzare incontri territoriali preparatori dell'assemblea nazionale

· riconvocarsi come assemblea a Roma sabato 30 novembre in luogo da stabilire ponendo all'ordine del giorno:
1. approvazione definitiva delle procedure per l’assemblea nazionale
2. approvazione di un progetto di manifesto di intenti da affidare alla discussione degli incontri territoriali;
3. convocazione degli incontri territoriali e dell'assemblea nazionale;
4. elezione di un Coordinamento Operativo Provvisorio – anche in considerazione di nuove adesioni territoriali - con il mandato di seguire la preparazione dell'assemblea nazionale;
5. promozione di forme di autofinanziamento.

· www.Ulivo.it è la sede naturale per il nostro dibattito.

· www.Ulivo.it comparirà in tutti nostri documenti.

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