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Sono lieto di farmi processare ! |
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Cari amici ,
Piero Ricca, il giovane milanese
balzato all'onore
delle cronache per aver detto
pubblicamente
"buffone.... fatti processare!" a Berlusconi, fa sapere a tutti che Lunedì 15 Novembre sarà processato a Milano per quel fatto.
Diamoci tutti da fare per diffondere al
massimo la notizia.
Rosalba Bonacchi
Piero Ricca scrive:
"Cari
Amici,
con serenità vi dò la notizia che il 15 novembre prossimo si terrà la prima udienza del processo intentato da Berlusconi nei miei confronti per la nota contestazione individuale del 5 maggio 2003 al Tribunale di Milano, altrimenti definita “agguato mediatico studiato con il tg3”. L’accusa è di “ingiuria aggravata”, ma il querelante lamenta anche un’ “offesa alla Presidenza del Consiglio”. Forse per questo ha scelto di farsi rappresentare dall’Avvocatura dello Stato..." (!!!) (per
continuare a leggere, aprire l'allegato) Carissimi, ecco finalmentente una cosa buona da far girare con risultato sicuramente utile! Sarebbe BELLO che a Milano Lunedì 15/11 ci fosse anche qualche "Cittadino dell'Ulivo"! Comunque, giudicate voi! Giampaolo.
Finora la cosa più violenta è stato chiamarlo “buffone”,epiteto fuori dal
cerimoniale, ma fatti, lessico, norme penali lo assolvono”
Franco
Cordero “Mi si rivolta l'anima
quando vedo tanti alzare le spalle mentre avvengono Rita Borsellino Sono
lieto di…
FARMI
PROCESSARE!
Cari Amici
con serenità
vi dò la notizia che il 15 novembre prossimo si terrà la prima udienza
del processo intentato da Berlusconi nei miei confronti per la nota
contestazione individuale del 5 maggio 2003 al Tribunale di Milano,
altrimenti definita “agguato mediatico studiato con il tg3”. L’accusa
è di “ingiuria aggravata”, ma il querelante lamenta anche un’
“offesa alla Presidenza del Consiglio”. Forse per questo ha scelto
di farsi rappresentare dall’Avvocatura dello Stato. Superfluo
dire che questa scelta mi sembra assai discutibile. Sul piano
giuridico parleranno i miei avvocati. Sul piano
politico è evidente che ci troviamo di fronte all’ennesima,
inquietante dimostrazione di confusione fra persona e carica, oltre che
di intimidazione del dissenso. In quel
corridoio, come ho sempre ribadito, ho criticato un personaggio che
utilizza un’enorme concentrazione di poteri pubblici e privati per
sottrarsi alla Giustizia, tentando nel contempo di zittire ogni voce
critica. Le Istituzioni sono fuori causa. E non sono certo io a
offenderle. Per il reato
di cui sono imputato la pena prevista varia dal minimo di una multa al
massimo di una sanzione di sei mesi di reclusione. In caso di appello il
processo di secondo grado verrà celebrato davanti al Tribunale di
Milano. Preciso che sono incensurato. Per la verità non ho mai
“preso” nemmeno una multa, fors’anche perché non ho
l’automobile e, non avendo la tv, non sono obbligato a pagare il
canone alla Rai del dott. Flavio Cattaneo, un tipo che invia gli
ispettori nella redazione di un telegiornale che ha mandato in onda una
notizia. Più
sobriamente del querelante, mi faccio assistere da due liberi
professionisti: l’Avvocato Beniamino Ricca, mio fratello, e
l’Avvocato Umberto Ambrosoli, un nuovo e caro amico, conosciuto in
occasione di una commemorazione del padre Giorgio, barbaramente
assassinato l’11 luglio del 1979 da un sicario al soldo del
bancarottiere Sindona, con il sostegno dell’ambiente dell’eversione
piduista, nel quale si sono fatti le ossa molti degli attuali
protagonisti della politica, tra i quali il querelante. L’udienza,
che probabilmente non sarà conclusiva, si svolgerà presso la sede del
Giudice di Pace di Milano. Ricordo che
Berlusconi aveva sporto querela il 6 maggio 2003. Nel gennaio del 2004
il Pubblico Ministero Chiuri aveva richiesto l’archiviazione,
considerando la mia contestazione una “critica politica”, protetta
dal diritto di libera manifestazione del pensiero. A quel
provvedimento si era opposta l’Avvocatura dello Stato, con ricorso
firmato dall’avvocato Damiani, poi accolto dal Gip Pizzonia, che ha
ordinato al Pubblico Ministero la formulazione del capo di accusa e ha
fissato l’udienza per lunedì 15 novembre, davanti al Giudice Morone. Vorrei
mettere un inciso. L’Avvocatura dello Stato, che ora è chiamata a
sostenre l’accusa contro di me, rappresenta la Presidenza del
Consiglio, parte civile nei processi a Previti e Berlusconi.
L’Avvocato Generale Salvemini, che ha svolto in modo indipendente
quell’incarico, è stato trasferito. Non solo: l’Avvocatura dello
Stato ha dovuto opporsi duramente per ottenere il ritiro di un
provvedimento governativo che, nel giugno del 2003, dopo l’arringa
dell’Avvocato Salvemini, era volto a dimezzarne le competenze,
sottraendole, guarda caso, quelle nelle cause penali. Voglio confermare
la mia stima per un uomo come l’Avvocato Salvemini. E nel contempo mi
chiedo: c’è qualcuno, nell’Avvocatura dello Stato, che avverte un
leggero disagio per tutto questo? Me lo può comunicare, anche solo in
forma privata? Mi farebbe piacere saperlo, perché la possibilità di
riscatto è nel coraggio di chi sa pronunciare qualche “no”. Per quanto
mi riguarda sono sereno. Ritengo di aver esercitato il mio dovere di
critica, per un’esigenza di verità. Sono convinto che un Giudice
indipendente potrà disporre di tutti gli elementi per assolvermi. Se
anche dovesse condannarmi, accetterei un’eventuale sanzione come il
giusto prezzo da pagare per la mia libertà di espressione, in
un’epoca in cui lo spazio per la critica sembra ridursi ogni giorno
che passa. Un secondo inciso, in forma di dubbio. Che cosa diventeranno processi di questo tipo quando la Magistratura sarà ricondotta – come si vuole – sotto il controllo di fatto del Governo? Quale reale libertà di giudizio avrà un Giudice o un Piemme, avendo di fronte gli avvocati del Potere? Ci avviamo forse a contemplare una Giustizia innocua con i colletti bianchi, quanto spietata contro i politicamente malvisti? Mi
riempie il cuore di gioia e annulla tutte le offese e le provocazioni
che ho subito, pensare in questo momento alla straordinaria energia che
si è sprigionata da quell’urlo: gli innumerevoli attestati di
simpatia che ho ricevuto, le tante occasioni di dibattito e
manifestazione alle quali ho potuto partecipare, le persone
straordinarie che ho avuto l’occasione di conoscere, tutti coloro che
hanno dimostrato di non essersi lasciati intimidire da quel dito puntato
e da quell’ordine impazzito: “identificatelo!”. In realtà, com’è
chiaro, con quel gesto è lui che si è fatto identificare: ed è questo
che nel suo intimo non mi perdona. Lui e i suoi sanno fin troppo bene
che c’è la coscienza civile di milioni di persone dietro un urlo come
quello. Ed è per questo che hanno bisogno di archiviarlo come
un’ingiuria, addirittura recata alle Istituzioni. Loro,
che le occupano. Soprattutto
è per me impagabile l’emozione di condividere con tantissimi altri la
medesima esigenza di vivere in un Paese di cui non doversi vergognare.
E’ un’esigenza che nessun prepotente, per quanto organizzato, potrà
mai toglierci o farci morire dentro. Ed
è questa “esigenza” che prima o poi farà vincere le nostre buone
ragioni. Scusate
se l’ho fatta un po’ lunga. Mi
piacerebbe che molti cittadini, di ogni opinione politica, decidessero
di essere presenti in quell’aula di Giustizia, per farsi un’opinione
diretta su un episodio che, forse, non riguarda solo me. A Te, che ti
riconosci in quel che ho detto, chiedo una cosa in più: aiutami a far
girare questa lettera, mandala ai tuoi amici in email, fotocopiala,
imbucala, falla conoscere a chi la pensa diversamente da noi. E’ prima
di tutto loro che chiama in
causa l’udienza di Lunedì 15 novembre, dalle ore 9,30, presso la sede del
Giudice di Pace di Milano, in via Guastalla. Un caro
saluto a tutti,
Piero
Ricca
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