La proposta Prodi, una occasione da non perdere

Come “Cittadini per l’Ulivo” condividiamo la proposta Prodi della lista unitaria per l’Europa.

Per alcune ragioni fondamentali:

         coglie la domanda di unità dell’Ulivo, soprattutto tra gli elettori. Chiaro e forte sono il  sì al bipolarismo e il no alla frammentazione partitica.

 -         mette al centro come obiettivo prioritario l’Europa. L’Europa come seconda patria. E’ finito un ciclo con l’allargamento ai paesi dell’Est, l’euro, il trattato costituzionale. Se ne apre un altro, che va ridisegnato. Sull’Europa il centrosinistra è più forte e unito della destra sulla prospettiva e sulle cose fatte. 

 E’ vero che ancora molte sono le incognite, a partire dalla riforma sempre meno probabile della  legge elettorale europea, ma non convincono le obiezioni alla proposta, quali:

 -         porta meno voti in quanto si vota con il proporzionale. I sondaggi sono positivi. Tenere conto che il voto europeo è più di altri un voto di opinione: quindi conta di più l’offerta politica.

 -         non si sa che cosa si farà dopo nel Parlamento europeo. Le possibilità di soluzione unitaria ci sono: gruppo comune, patto di unità di azione ecc.

 -         oscura le identità tradizionali. Quali identità? Da anni è in atto un processo di osmosi trasversale tra i partiti dell’Ulivo, a partire dai due partiti maggiori, che si rivolgono ad una  base elettorale simile se non comune. La lista unitaria muterebbe la competitività sovente artificiosa in cooperazione con vantaggi per l’insieme.

 Insieme a queste c’è  una terza ragione che fa propendere per il sì ancora più importante:

 -         la proposta Prodi risponde ad una esigenza politica sempre più matura: dinanzi alla crisi che si potrebbe definire strisciante del centro destra e del governo Berlusconi è necessario accelerare la costruzione dell’alternativa programmatica e politica.

 Così come chiede l’elettorato: l’Ulivo è in grado di governare? E di non fare gli errori del passato? Quali sono le vostre proposte sui nodi più delicati?

 La proposta infatti  può mettere le basi di un processo politico di unità e di aggregazione che va al di là dell’attuale configurazione dell’Ulivo come coalizione elettorale: l’Ulivo come federazione.

 Da quando è nato, nel 1995, sono passati ben otto anni, ma l’Ulivo non è ancora riuscito ad essere qualcosa di più di una alleanza elettorale e a darsi una struttura più unitaria (senza diritto di veto e con il principio maggioritario).

 La lista unitaria, questa volta, può avviare concretamente il processo di costituzione dell’Ulivo federato e unitario, che è l’obiettivo prioritario per cui sono sorti “I cittadini per l’Ulivo”.

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 Ci sono  alcune condizioni perché la proposta Prodi abbia esito positivo.

 a proposta non deve essere chiusa, ristretta ai partiti dell’Ulivo, ma deve essere

aperta al confronto e all’apporto della società civile e alle sue espressioni organizzate (associazioni, movimenti ecc.).

 Nei movimenti – che hanno avuto grande sviluppo positivo dall’inizio del 2002 su vari terreni (la pace, la legalità e la giustizia, la questione sociale, l’ambiente) - c’è travaglio ed anche, in una certa misura riflusso:

 -         fanno fatica a uscire dal no: no a Berlusconi, no alla Convenzione europea, ecc. Sono cambiati alcuni dati, sia a livello internazionale (in particolare l’Irak) che interno;

-         fanno fatica ad adeguare l’analisi;

-         e soprattutto non riescono a darsi  una prospettiva politica unitaria. Le loro leadership hanno oscillato finora tra  ipotesi tutte in larga misura in crisi: la rifondazione  della sinistra  oppure del grande Ulivo o Ulivo largo come contenitore indifferenziato di tutte le forze di opposizione.

 Sarebbe un grave errore  se i partiti – dato il travaglio dei movimenti -  pensassero oramai di essere oggi autosufficienti. La boria di partito – ci ricorda Antonio Gramsci -  è uno dei peccati più deleteri per un partito, che porta all’autocompiacimento e alla autoreferenzialità e quindi al distacco dalla società e a oscurare la “missione” della politica.

 Non ci deve essere strumentalizzazione dei movimenti da parte dei partiti. Occorre evitare che essi siano utilizzati o si prestino ad essere utilizzati ai fini della lotta interna ai partiti stessi. Come dimostra l’esperienza anche recente, i movimenti non sono riducibili o riconducibili ai partiti, pena la loro crisi, come movimenti di massa.

 Specialmente da parte delle nuove generazioni  c’è una spinta al rinnovamento della politica, delle istituzioni e persino dei valori.

 Rinnovamento che si muove soprattutto in una direzione: da una parte la ricerca di un nuovo rapporto tra etica e politica, dall’altra parte il tentativo di trovare una risposta positiva al declino progressivo dell’Italia (economico e culturale) facendosi però carico in modo nuovo dei problemi che la globalizzazione pone alle democrazie dei Paesi più sviluppati: se non ci si fa carico dei problemi mondiali – ambiente, povertà, disoccupazione - la democrazia perde in valore ed efficacia. 

 Questa spinta va raccolta attraverso la costruzione di un progetto nuovo. 

 Si tratta dunque di trovare la strada del dialogo e dell’incontro tra partiti  e i movimenti e le associazioni nel pieno rispetto della reciproca autonomia. Il dialogo tra partiti e movimenti deve essere  perseguito fondamentalmente lungo due direttrici.

 -         la ricerca di una prospettiva politica comune da cui far scaturire le cose da fare e i programmi. Una tale prospettiva – ci rendiamo conto che questo è un punto in discussione - non deve limitarsi a costruire una sorta di fronte comune nazionale con l’obiettivo di battere e di far cadere il governo Berlusconi. Un tale obiettivo è certamente prioritario e necessario; ma non è sufficiente. La prospettiva deve saper disegnare anche il “dopo”, senza il quale, innanzitutto, il fronte si restringe invece di allargarsi, correndo il rischio di essere controproducente;  e, in secondo luogo, non si dà all’Ulivo e al centro sinistra la robustezza morale, culturale e politica necessaria a garantire forza e durata nel futuro governo del Paese (in qualche modo si resta all’interno della cultura trasformistica).

 -         La crescita della democrazia.  Non soltanto attraverso nuove regole che ridimensionino  lo strapotere attuale, specialmente in campo mediatico, e il pericolo della “dittatura della maggioranza”(conflitto di interessi, statuto dell’opposizione, ecc.), costruendo un nuovo equilibrio dei poteri; ma anche come crescita della partecipazione dei cittadini alla vita politica. Gli elettori e la società civile devono contare di più in tutti i campi, dall’elaborazione dei programmi alla selezione delle candidature. Gli Albi degli elettori possono essere i nuovi strumenti di questa partecipazione, favorendo il dialogo – organizzato -  tra società civile e partiti.

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Occorre dunque che alla base della proposta della lista unitaria ci sia un progetto.

 Parliamo di progetto, non di programma, poiché  il disegno politico deve andare al di là della legislatura, impegnare gli anni di una generazione, avere alla base gli elementi di una cultura comune e di una visione affine di modello di società futura. Per dare risposte persuasive al declino del Paese, ai problemi nuovi che la globalizzazione pone alla democrazia, al rapporto tra etica e politica e ai mutamenti del paradigma teorico classico della politica, sono necessari respiro progettuale e tempi non brevi ma medio-lunghi, appunto una generazione.

 Dopo otto anni di Ulivo non si parte da zero: ci sono i programmi elettorali (anche se non  sono mai stati approvati ufficialmente), ci sono le esperienze di governo - a livello nazionale, regionale e locale - c’è la visione europea.

 Ma occorre ancora lavorare molto, senza fare diventare la priorità del progetto-programma un alibi per non fare niente o per rinviare la decisione della lista unitaria. Soprattutto devono essere rese manifeste, con maggiore concretezza, le  idee forza sull’Europa futura e su queste aprire la discussione nei partiti e nella società civile.

  A questo proposito determinante può essere il contributo di Romano Prodi.

  Prodi è il leader indiscusso del centrosinistra. Ma l’attuale sua posizione, come Presidente della Commissione Esecutiva dell’Unione Europea, fino all’approvazione del trattato costituzionale, gli impedisce di esercitare pienamente ed effettivamente il ruolo di leader. Ciò genera problemi che dovrebbero essere affrontati apertamente dal coordinamento dell’Ulivo, per ridurre la tensione tra i partiti e tra questi e i movimenti.

 Il progetto di cui parliamo non deve perseguire un obiettivo ideologico, ma quello  di  raccogliere il  consenso più largo, il maggiore consenso possibile: tra i partiti dell’Ulivo, all’interno di essi, nell’elettorato, nella società e nell’opinione pubblica.

 Sembra una banalità, ma non lo è, se si considera il modo con cui finora si è proceduto.

 La lista unitaria dovrebbe unificare tutte le istanze riformiste e riformatrici, senza veti pregiudiziali, e garantendo all’interno un processo dialettico tra maggioranze diverse non tanto sulla base delle tradizionali appartenenze partitiche quanto sulle scelte politiche effettive.

 

Finora non c’è stata nessuna riunione ufficiale dei partiti dell’Ulivo , e tanto meno tra partiti e movimenti e associazioni,  in cui la proposta sia stata discussa ed esaminata.

 Pochi giorni dopo la presentazione della proposta da parte di Romano Prodi alcuni partiti hanno detto  di no, forse in modo un po’ precipitoso e sbrigativo.

 Quelli favorevoli ne hanno preso atto e basta, considerando che spettasse a loro soltanto gestirla nei propri organi dirigenti e tra i propri iscritti.

 Da qui, quasi per inerzia, il percorso che è venuto avanti: tre partiti - DS, Margherita e SDI-  discutono al proprio interno e tra di loro di alleanza e di unità riformista (decideranno entro la metà del mese di novembre); alcune forze  ipotizzano di costruire o di rifondare  la cosiddetta federazione della sinistra (attraverso il forum per l’alternativa programmatica, che ha coinvolto anche settori limitati dei movimenti); altri partiti  decidono di gareggiare comunque in solitudine; infine la riunione avvenuta – per la prima volta dopo quasi due anni - di tutta l’opposizione al centro destra, comprendente quindi anche Rifondazione comunista e Italia dei valori. 

 E l’Ulivo?

 La riunione di tutte le forze di centro sinistra non è potuta essere denominata grande Ulivo o Ulivo largo - come qualcuno ha proposto - per l’opposizione pregiudiziale di Rifondazione Comunista. Inoltre non c’è stato alcun tentativo di coinvolgere le associazioni e i movimenti nella discussione. Sulla società civile ci sono state  dichiarazioni di buona volontà, ma poco altro.

 Nelle ultime settimane infine sono avvenuti altri fatti di un certo rilievo:

 -         il veto – in larga parte pregiudiziale - da parte dello SDI nei confronti di Italia dei Valori, che chiede di essere parte della lista unitaria;

-         il forum che ha raccolto la diaspora socialista, a destra e a sinistra;

-         la ripresa di competitività tra i due partiti maggiori, i DS e la Margherita, soprattutto sulle candidature per le prossime amministrative.

 Non ci pare che questo modo di procedere aiuti la crescita del consensi. Anzi ha fatto emergere o aggravato parecchi problemi. In particolare:

-         abbastanza diffuse sono le perplessità ed anche la diffidenza  verso l’ipotesi del partito riformista  inteso  come  prius ideologico e non come processo di costruzione del progetto di cui la lista unitaria alle europee rappresenta una tappa decisiva.

-         Molto presente è Il timore (o la preoccupazione) di alcuni settori ed esponenti che l’intera operazione non produca una efficace sintesi tra le varie componenti culturali, ma sia una mera cooptazione – per di più  subalterna -  alla forze politiche più organizzate. Di qui il rifugio anche ostinato nella propria identità originaria. Ma anche le radici più robuste si seccano se non crescono e si  sviluppano le foglie.

-         Non ha certo giovato finora un dibattito in cui prevalgono i temi politici strettamente tattici – per esempio il rapporto tra sinistra e centro – invece di quelli di respiro strategico, relativi al progetto complessivo. Il rischio è di una perdita di consensi non soltanto a sinistra ma anche a destra nei settori più moderati sia del centrosinistra sia del centrodestra i quali potrebbero essere orientati a mutare il proprio indirizzo.

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Conclusione. 

 La proposta Prodi della lista unitaria è una grande occasione da non perdere.

 Teniamo presente che le due ultime elezioni europee sono state decisive per determinare gli sviluppi della politica nazionale.

 Infatti nel 1994, dopo la pesante sconfitta, sorse l’Ulivo e la strategia di centrosinistra che portò alla vittoria di Prodi del 1996; nel 1999, invece, non si seppe trarre la lezione dalla sconfitta e dalla divisione dello schieramento e il centrosinistra perse sia alle regionali del 2000 che nelle politiche del 2001.

 Nel giugno del 2004, dopo i successi nelle elezioni amministrative, ci sono le condizioni per battere il governo di Berlusconi.

(Dall’introduzione di Iginio Ariemma alla Assemblea dei Cittadini per l’Ulivo tenuta a Perugia il 22 ottobre 2003)