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Rifondazione Ulivista |
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Per la vittoria dell’Unione, per un governo stabile, capace e duraturo. - Ulivisti impegnati su un doppio fronte: primarie di collegio per l’Unione nel maggioritario, lista di “Rifondazione Ulivista” nel proporzionale – L’Ulivo non può sparire: parliamo al cuore ed alla mente del suo popolo. Dopo
il patto di via Margutta la questione dell’Ulivo non può
limitarsi al pur importante tema della 'difesa o della riconquista
di spazi di agibilità politica all’interno alla Margherita'.
Nocciolo del contendere non è solo la sparizione del simbolo
dell'Ulivo dalle schede elettorali, ma il rischio concreto di una
'messa in soffitta' definitiva del progetto. La scomparsa del simbolo dell'Ulivo non é questione tecnica, né solamente tema che riguarda l'ambito degli affetti. L’Ulivo non può non misurarsi anche con l’argomento relativo agli spazi di responsabilità e di potere (e quale progetto politico può permettersene una sottovalutazione?). E senza lista, senza parlamentari, si rischia di rimanere anche senza Ulivo. Ma
l’Ulivo non è solo questo. E’ anche un progetto generale e
complessivo di riforma della politica. Anche della politica del
centrosinistra, della nostra politica. A
quanto dicono i soliti bene informati, però, l’Ulivo sparirà.
Chi ne sa più di noi già lo definisce come un ‘guscio vuoto’.
Al suo posto una lapide dirà 'Avrebbe
potuto, ma....'. Fatico a metabolizzare una simile immagine. E
mi rincuora pensare che non è la prima volta che capita, e non è
la prima volta che, poi, l’Ulivo ritorna, più bello e più forte
che pria …. Noi ulivisti abbiamo seguito con simpatia ed abbiamo condiviso lo sforzo di equilibrio espresso dal gruppo dirigente diessino in queste settimane. Fassino, al quale va riconosciuta una grande capacità e lucidità nel condurre in porto l'accordo, ci ha messo in guardia dal pericolo che abbiamo corso di finire in un burrone. E di fronte ad un simile rischio, solo un matto potrebbe rispondere: quanto mi sarebbe piaciuto caderci dentro! Ma
ora che l'accordo é fatto, ora che la mediazione é raggiunta, é
possibile trarne qualche valutazione. Si dice, é prevalsa la
saggezza: "prima di tutto pensiamo a vincere". Domando:
siamo certi che così si vince davvero? Temo che quell'unità
ricucita all’ultimo istante - fatta di un ritorno evidente alle
mediazioni partitiche – risulterà essere più zavorra che ali per
la coalizione. Può
anche essere che, senza la lista Uniti nell'Ulivo nel proporzionale
e con le sole liste di partito, probabilmente qualcuno riesca ad
intercettare voti in uscita dal centrodestra. Ma
ormai da dieci anni si sa che esiste una costante (e consistente)
fascia di elettori del centrosinistra che vota solo per l’Ulivo:
corrisponde alla sostanziosa differenza aritmetica che corre tra i
voti dati al solo simbolo dell’Ulivo e la somma dei voti raccolti
dai singoli partiti che lo compongono. Ebbene,
questi elettori potrebbero non trovare né progetto né simbolo
dell’Ulivo sulla scheda. Se le cose stanno così, sarebbe la prima
volta in dieci anni: come reagirà il popolo ulivista che ormai è
cresciuto, non bada più alle tessere partitiche, alle differenze
ideologiche o di tradizione, ma legge, pensa, parla, opera in un
comune sentire riformista ed ulivista? Il famoso ‘Valore
aggiunto’ resterà un valore? E soprattutto, resterà aggiunto? E
poi - ammesso e non concesso che si superi questa empasse e si
riesca comunque a vincere - quali gruppi parlamentari usciranno
dalle urne? Se
si esclude un gruzzolo di candidati 'di fiducia' che ovviamente non
potranno essere negati al leader; tolta qualche piccola ‘enclave
ulivista’ ridisegnata nei confini dei partiti e frutto della
magnanima liberalità dei loro gruppi dirigenti, tutti gli altri
parlamentari transiteranno da una selezione esclusivamente
partitista. La
cosa varrà, ovviamente, per coloro che entreranno nelle liste di
partito (bloccate) nel proporzionale. Ma varrà anche
per coloro che si candideranno per l'Unione nel
maggioritario, nel malaugurato caso non vengano utilizzate le
primarie di collegio e se si preferirà affidare la scelta
essenzialmente ad accordi frutto del manuale Cancelli assunti, con
ogni probabilità, al termine di estenuanti trattative, effettuate
da vertici sempre più ristretti e lontani dai collegi e dai
territori. Questa
modalità di selezione, datata ed ormai scaduta agli occhi
dell’elettorato, renderà meno facile la possibilità di vittoria
dei candidati dell’Unione nei confronti di quelli della destra. E
rischierà di consegnarci comunque dei parlamentari più portati a
rispondere ai vertici del proprio partito che al leader della
coalizione (non parliamo poi del rapporto con gli elettori del
collegio ….). Guardo
con preoccupazione agli inevitabili momenti nei quali il futuro
governo del centro-sinistra, se ci sarà,
sarà chiamato a decisioni dirimenti. Chi deciderà? Quale
sarà il tavolo della mediazione? Ed a quel tavolo siederanno
soltanto (si fa per dire) i segretari dei partiti della coalizione o
più probabilmente dovranno trovar posto anche i rappresentanti di
questa o quella corrente? E un tavolo similcomposto, riuscirà ad
individuare mediazioni accettabili o non rischierà, invece, di
dover sottostare alla drammatica alternativa del 'non decidere' o
del 'saltare'? Come
è evidente, trattasi di un film già visto e del quale non
auguriamo la seconda visione. Questo
é l’accordo di via Margutta: una mediazione non altissima che
probabilmente non aveva alternative, proprio perché è mancata la
volontà o la possibilità di portare il confronto fino in fondo e
‘coram populo’. Una mediazione mitigata dal patto tra
gentiluomini (ma reggerà?). E che di positivo può vantare
l’assunzione delle Primarie come metodo per decidere il candidato
Premier. Per
gli ulivisti le primarie per il Premier non sono un dettaglio
ininfluente. Per esse gli ulivisti si
sono battuti in questi anni, scontrandosi con veti
pregiudiziali e bizzarre moratorie. E da qui ad ottobre si
batteranno affinché siano vere, cioè aperte, popolari e
regolamentate. Lavoreremo nei territori con il nostro proverbiale
entusiasmo e con la nostra voglia di costruire affinché Prodi, il
suo progetto, il suo programma escano vincenti, ed alla grande. C’è
un pericolo. Che alle Primarie per il Premier si voglia affidare la
funzione della 'gardenia nell'occhiello': esalta il fascino del
frac, ma dura per una sola notte e può indurre al suicidio. La
scelta di rinnovamento va invece portata fino in fondo e vanno
assunte come metodo generale anche le Primarie di Collegio nella
selezione dei candidati dell’Unione al maggioritario. In
effetti non si capisce per quale strano motivo le Primarie vanno
bene per decidere il candidato Premier mentre, al contrario, vengono
sconsigliate nella selezione dei candidati nei collegi uninominali
alla Camera ed al Senato. E’ evidente quanto questo obiettivo sia arduo da raggiungere, ma – pure in questo caso - "ci sono battaglie che vanno fatte anche se sappiamo che sono difficili e quasi impossibili". Come
si vede, alla fine l’opzione del 'primum vincere' rischia, al
contrario, di farci perdere, e comunque renderà ancor più
difficile del dovuto l'azione di governo. La
risposta vera, credibile, razionale e ragionevole avrebbe dovuto
essere l'Ulivo. L'Ulivo senza Margherita, però, non si può fare.
Ebbene, se così è, il ragionamento non va tenuto a metà, va
portato fino in fondo. Se
ha un senso la teoria di Francesco Rutelli secondo la quale quante
più liste di partito ci sono, più si intercettano i voti in libera
uscita provenienti soprattutto dal centro destra, non ci può essere
alcun motivo valido e razionale per negare la possibilità e, anzi,
la necessità di una lista ulivista nel proporzionale, che si offra
come approdo sicuro ed affidabile per centinaia di migliaia di
elettori ‘semplicemente ulivisti’. E che sia animata da 'spirito
di servizio' nei confronti del progetto dell'Ulivo, che abbia la
funzione di tenere aperta la prospettiva ulivista e che si presenti
come punto di riferimento affidabile anche per il Premier e per la
sua azione di governo. Una
sorta di Rifondazione Ulivista, che non si proponga come ulteriore
lista-partito della coalizione (“un
gruppetto di fedelissimi che si aggiunga ad altri gruppi nella gara
a chi è meno piccolo”),
ma che radichi la sua ragion d'essere su due pilastri di assoluta
rilevanza: l’evidente, incontestabile convenienza elettorale per
l'intera coalizione ed il mantenimento in campo dell'opzione
ulivista, nel più complessivo interesse del Paese. Certo
il progetto originario é altra cosa: una grande coalizione unita
attorno al suo progetto ed al suo leader, motore riformista di
un’alleanza più ampia, l’Unione. Ma quel progetto resta,
l’Ulivo non può scomparire, ed è proprio in ragione di ciò che
vogliamo costruire una soluzione parziale. ‘Rifondazione
Ulivista’ – pur come ripiego - é un'ipotesi praticabile? Si sa,
una lista non s'inventa! Le difficoltà sarebbero grandi, gli amici
influenti scarsi, anche se nessuno tra di noi è alla ricerca di
scontri con i partiti della coalizione, che d’altra parte
risulterebbero impari. Nessuno è animato da insensata aggressività
nei confronti dei partiti. Ne riconosciamo l’importanza, non ce ne
nascondiamo la crisi profonda. E’ anche per sopperire a quella
crisi che l’Ulivo è stato in campo in questi dieci anni. Pur
senza la presenza diretta di Romano Prodi - chiamato giustamente ad
essere alto punto di equilibrio e di direzione dell’alleanza -
resta il fatto che l'esigenza di mettere in gioco una lista ulivista
non pare artificiosa. Tutt'altro. Occorre dunque uno sforzo di
volontà e di fantasia per soddisfare questa richiesta reale, che
non solo proviene dal popolo dell'Ulivo, ma che corrisponde ad una
vera esigenza del Paese. Diciamola
così: il sogno c'é, ed anche i sognatori. Ora tutto sta a metterli
insieme. E non é cosa da poco. E' fuori di qualsiasi dubbio che la
coalizione, così come è stata definita, emana uno scarso appeal
ulivista. Ed é altrettanto indubbio che senza quell'appeal l'intera
Unione rischia la sconfitta. E l'Italia rischia di rimanere
sgovernata, per altri cinque anni, da una destra incapace ed
inaffidabile. Insomma, senza l’Ulivo si rischia il disastro.
Sarebbe sbagliato non provvedere. Deo
Fogliazza, Esecutivo
nazionale Cittadini per l'Ulivo, Direzione DS Cremona
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Promuovere
al proporzionale una lista degli ulivisti Da
10 anni l'Ulivo è una realtà del panorama politico di questo
Paese, e ha rappresentato per molti italiani un punto di riferimento
innovativo e credibile e un'alternativa seria al berlusconismo...... Da
10 anni l'Ulivo è una realtà del panorama politico di questo
Paese, e ha rappresentato per molti italiani un punto di riferimento
innovativo e credibile e un'alternativa seria al berlusconismo. Quando
parliamo di Ulivo non intendiamo solo 'l'insieme delle forze
politiche riformiste del centrosinistra', ma anche un tentativo di
rinnovamento della politica e di collaborazione tra le diverse
culture riformiste, in cui si possano 'rimescolare' le appartenenze
consolidate. L'Ulivo
è stato infatti anche un'occasione per consentire che '15 anni dopo
la caduta del muro di Berlino' il centrosinistra fosse formato non
solo dai tutori delle appartenenze tradizionali o dagli 'eredi' di
formazioni politiche preesistenti, ma anche e soprattutto da coloro
che volevano fare politica in modo nuovo, riconoscendosi nel
centrosinistra di un sistema bipolare solo a partire da valori e da
programmi, e non da ideologie del passato. Sotto
questo aspetto, le vicende di questi ultimi giorni rischiano di
portarci, alle elezioni politiche del 2006, ad una situazione in cui
l'Ulivo non sarà presente sulla scheda elettorale, ma saranno
presenti solo i simboli - divisi tra loro - delle forze politiche
tradizionali. Chi come noi in questi 10 anni ha creduto
profondamente nell'Ulivo e nel suo progetto non può rassegnarsi a
questo, e intende battersi perchè le cose vadano diversamente.
Tutti coloro (migliaia e migliaia di persone) che si riconoscono
nell'Ulivo rischiano a questo punto di trovarsi dopo le prossime
elezioni senza una rappresentanza parlamentare coerentemente
ulivista, ed è giusto cercare di scongiurare questo rischio. Noi
pensiamo che 'se davvero la lista Uniti nell'Ulivo non dovesse
presentarsi, e non dovesse essere presente nemmeno una lista
direttamente promossa da Romano Prodi' gli ulivisti di tutta Italia
non debbano accettare l'assenza totale dell'Ulivo dalla scena
elettorale, e debbano perciò PROMUOVERE UNA LISTA DEGLI ULIVISTI -
che potrebbe chiamarsi LISTA PER L' ULIVO o in qualche modo simile -
che si presenti alle elezioni nella quota proporzionale (ovviamente
alleata per quanto riguarda il maggioritario con le altre forze
dell'Unione). Le
elezioni regionali del 3 e 4 aprile hanno dimostrato l'esistenza di
un elettorato d'opinione che si riconosce nel centrosinistra nel suo
insieme, ma non nei singoli partiti che tradizionalmente lo
rappresentano. In
4 Regioni, ad esempio (Veneto, Piemonte, Lazio, Liguria), questa
tendenza è stata evidenziata dal successo ottenuto dalle cosiddette
'liste del Presidente', le liste unitarie e indipendenti che
appoggiavano direttamente i candidati presidenti del centrosinistra:
formate da persone poco conosciute, senza grandi mezzi e senza
praticamente campagna elettorale, hanno ottenuto percentuali
significative, perchè molti elettori di centrosinistra ormai non si
riconoscono più nei partiti tradizionali. Per
queste ragioni, invitiamo tutti gli interessati a collaborare con
noi nella promozione di questa LISTA, che è aperta a tutti coloro
che si riconoscono nell'Ulivo. Comitato
promotore della LISTA PER L' ULIVO per
adesioni: oppure europaduemilaquattro@hotmail.com |