|
Intervento di Rosalba Bonacchi al congresso dei DS di Pistoia |
|
Coloro che mi hanno preceduto si sono soffermati su ciò che
sta loro particolarmente a cuore: Pistoia, la Provincia, le piccole
imprese, l’economia locale, il lavoro, il partito... A ciascuno il suo. Io
non posso che incentrare il mio piccolo contributo sul progetto
dell’Ulivo, di cui noto con piacere una metafora visualizzata alla
mia sinistra, su questo palco: mi auguro che questa presenza abbia un
significato non solo nostalgico, o di riferimento storico, ora che di
Ulivo si parla sempre meno e che si continua a discutere sul nome da dare
all’alleanza del Centrosinistra ( perché non chiamarla “Grande
Ulivo”, un nome che tutti conoscono?). Come sapete, intervengo a nome dell’associazione politica Nuova
città di Pistoia, che fa parte del Coordinamento Provinciale
dell’Ulivo e di alcuni Coordinamenti Comunali, grazie ai buoni uffici di
Maurizio Niccolai, che ringrazio una volta per tutte per la fiducia ed il
sostegno che ci ha dato. Ho anche l’incarico di portare il saluto della Rete
Nazionale dei “Cittadini per l’Ulivo”, di cui Nuova città è
uno dei nodi fondatori, che ha tenuto la propria assemblea congressuale
due settimane fa, a Montecatini, con il primo intervento
di Romano Prodi come candidato del centrosinistra alla Presidenza del Consiglio. Ci siamo costituiti in rete nell’ottobre 2002, movimenti,
comitati, associazioni e liste civiche diffusi e operanti sul territorio
nazionale, diversi per nome e composizione, formati da iscritti o meno ai
partiti della Coalizione, ma tutti accomunati dal fatto di volere
tenacemente e pazientemente l’Ulivo, inteso non come partito
riformista-moderato, ma come soggetto plurale federato, da realizzarsi
attraverso un processo costituente, composto da partiti, eletti e realtà
associative della cosiddetta società civile, dotato di regole, organismi
e sovranità su questioni di rilevanza politica anche nazionale;
non come attualmente prevede l’attuale statuto della Federazione,
che ci ha delusi parecchio per i limiti dell’attuale progetto. Noi riteniamo che l’intuizione dell’Ulivo del ’95,
frutto dell’intelligenza politica di Beniamino Andreatta, di contaminare
ed unire, attorno ad un comune progetto di società, culture ed esperienze
storicamente contrapposte, con una forte discontinuità rispetto a 50 anni
di vita repubblicana, sia tuttora valida e ancora tutta da realizzare.
Noi riteniamo però che non ci sia più tempo da perdere,
visti i venti di regime e di guerra che soffiano e che, concluso il vostro
Congresso, sia il momento di mettersi all’opera per recuperare lo
spirito della Resistenza e dell’Assemblea Costituente, costruendo
soprattutto una “cultura politica unitaria”, basata su un
comune sistema di valori e di regole. Se non ora, quando ? In questa
ottica, dal 95 ad oggi non si è fatto molto e gli elettori percepiscono
la mancanza di una precisa identità, di un volto comune del
Centrosinistra, mancanza che, che nell’immaginario collettivo, ci
accomuna alle divisioni e alle risse della Destra. In effetti, la formula dell’incontro tra le forze
riformatrici non significa niente se non si riempiono di contenuto le
parole “riforma” e “riformismo”, di cui anche la destra si è
appropriata, con la solita strategia di rubare e confondere le parole. Al di là di ciò
che ci distingue (ma non ci deve per questo dividere) è essenziale
ridefinire ed elaborare le nostre comuni radici, che si sovrappongano,
sempre nell’immaginario collettivo, cioè tra i non addetti ai lavori,
ai lunghi anni degli steccati invalicabili.
Questo lavoro, che doveva esse fatto negli ultimi dieci
anni, ora attende tutti, partiti, movimenti, associazioni, vertici e
semplici militanti del Centrosinistra, per costruire e radicare una nuova
cultura politica ed una nuova identità. Care compagne e cari compagni, abbiamo accolto con piacere
l’invito a partecipare al Vostro congresso, come saremo presenti ai
congressi delle altre forze politiche della Federazione o dell’Alleanza
che ci inviteranno. All’interno di Nuova Città e fra i Cittadini per
l’Ulivo ci sono elettori di tutti i partiti dell’’Ulivo ed il ruolo
che rivendichiamo per noi non è quello tradizionale dell’ antagonista o
dell’alleato nelle competizioni elettorali, ma quello di collante tra
i partiti e di strumento di mediazione tra società politica e
società civile, di cui riteniamo ci sia molto bisogno. Ci siamo dati poi il compito, la mission, di stimolare i
nostri partiti a rinnovarsi al proprio interno e ad aprirsi ai cittadini
attraverso forme più avanzate di democrazia partecipativa, che si
affianchino alla democrazia delegata, che, sia chiaro, nessuno intende
mettere in discussione. Siamo stati legittimati nel nostro ruolo sabato 4 dicembre
da Romano Prodi, all’apertura della nostra Assemblea nazionale, nel suo
felice distinguo tra i mercenari della politica e noi, volontari
dell’Ulivo, persone venute a proprie spese da ogni parte d’Italia,
ricompensate solo dalla consapevolezza del valore morale e civile del
proprio impegno. Per non dilungarmi troppo, l’augurio più sentito che ho
l’incarico di porgervi è che questo vostro congresso si concluda
all’insegna dell’unità profonda e non solo dell’unitarietà.
per quanto concerne la rappresentanza delle quattro mozioni negli
organismi dirigenti. Ne abbiamo bisogno come elettori, ma soprattutto ne ha
bisogno il Paese, che è stanco di risse, divisioni, ricerche di visibilità
incomprensibili a chi non sia addetto ai lavori, così come non ne può più
di questo Governo, che sta sovvertendo il sostrato etico su cui è stata
fondata la Repubblica e che oltretutto la sta portando alla rovina
economica. Siamo però molto preoccupati che, se non troviamo un punto
di svolta, un “nuovo inizio”, alle prossime elezioni politiche il
partito più forte diventi quello degli astenuti. Queste possono essere alcune motivazioni, suggerite da
Romano Prodi, per dare il via al “nuovo inizio”, in senso unitario e
partecipativo. Cominciamo con dei “no”, che sono più facili a dirsi
insieme: -
abbiamo bisogno di unità e partecipazione per difendere
la Costituzione dallo stravolgimento in atto. Il centrosinistra deve
essere capace di mobilitare tutto il Paese contro questa riforma
vergognosa, perché quando arriveremo al referendum confermativo bisogna
che i cittadini conoscano già la posta in gioco. E la posta in gioco si
chiama democrazia. -
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per arginare lo smantellamento
dello stato sociale e la sostituzione dei diritti di
cittadinanza con la compassione e l’elemosina. -
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per difenderci
dai poteri forti, che stanno picconando il bipolarismo attraverso
pericolose proposte di riforma del sistema elettorale. -
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per opporci alla riforma
della giustizia, che spezza il senso della legge con leggi ad personam
e confonde la giustizia con i tatticismi degli avvocati di regime eletti
nel Parlamento. -
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per opporci a
cambiamento delle regole del confronto elettorale, che garantiscono
un minimo di parità nell’uso della comunicazione, nel regime mediatico
imperante. -
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per arginare la strategia
del neocentrismo, che rappresenterebbe, di fatto, una regressione
della transizione italiana ed una sconfitta di tutto il centrosinistra,
della sua capacità di elaborare un progetto per il governo del Paese,
alternativo a quello della Destra. Potrei anche aggiungere due proposte di azione in positivo: -
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per costruire programmi
condivisi, sia per la Regione, sia per il Paese, programmi che non
calino sulla testa della gente, che non li sentirebbe suoi e non si
coinvolgerebbe nella loro realizzazione. -
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per fare le
primarie e costruire gli albi degli elettori della Grande ’Alleanza
democratica, come strumenti per costruire l’unità dal basso.
Quest’ultimo tema, che il segretario
dell’Unione Comunale definisce la mia
fissazione e che meriterebbe ulteriori approfondimenti,
lo lascio, se crede, a Claudio Martini. Per quanto mi riguarda, lo
tratterò al congresso di altri partiti. Mi avvio a concludere, ricordando
quanto ha detto Prodi sabato scorso a Milano. Sono stata al Pallido con una ventina di vostri iscritti, un po’
delusi per non avere accanto, in quella grande giornata di avvio della
Grande Alleanza, neppure un dirigente del proprio partito. Ecco, fedelmente, alcuni passi
degli appunti che ho preso durante il discorso di Prodi:
-
Abbiamo bisogno di unità e partecipazione per costruire un “progetto
di stabilità e prosperità del paese, che esige una concezione della
politica non come affare, scambio, interesse privato , merce, ma come
progetto e scelta di unire il paese e non dividerlo. -
“ Dobbiamo essere attenti ai problemi di tutti,
soprattutto dei più deboli, anziché stremarci nelle pur necessarie
discussioni interne… Il volontariato, l’impegno nel sociale a cui si
dedicano tanti giovani, sono cose belle, ma i problemi sociali non si
risolvono senza la politica, una nuova politica. Non è più il tempo
delle gelosie, delle vecchie discussioni fra partiti e società civile,
della ricerca di piccole rendite di posizione. Siamo tutti chiamati ad una
ricostruzione , come 60 anni fa”. -
“Il tempo corre più veloce dei ritmi della
politica. Il cantiere è aperto e tutti debbono essere chiamati a
lavorarci. La parte migliore del Paese non tollera più un mondo politico
litigioso e diviso. Vinceremo
se sapremo rinnovare la politica e se parleremo alle persone dei loro
problemi dando loro la speranza di poterli risolvere”. Con le parole di Prodi termino il mio intervento, ma prima
consentitemi di rivolgere un appello a voi, che siete il più forte
partito dell’ulivo, e a noi, che ci rapportiamo e siamo movimenti della
cosiddetta società civile, e che rischiamo dio commettere gli stessi
errori dei partiti. Rivisitando
i versi di Prevert che avete scelto come slogan congressuale: “bisognerebbe
tentare di essere uniti, non fosse altro per dare l’esempio.”
|