SALVIAMO JILA E BAKHTIYAR IZARI

Massa Carrara, 9 novembre 2004

 

SALVIAMO JILA E BAKHTIYAR IZARI

 

Jila è una bambina di 13 anni. Bakhtiyar, suo fratello, ne ha appena due di più. Lei è rimasta incinta di lui. Il loro figlio, nato poche settimane fa, è stato immediatamente prelevato ed allontanato dalla madre. Tutto ciò è accaduto nell’arcaicità delle condizioni sociali e culturali nelle quali vive non solo la loro città, Marivan situata nel nord dell’Iran; in quelle condizioni si trovano tante regioni, tante città dell’Iran di oggi segnate da un controllo pervasivo e soffocante dell’integralismo religioso che le mantiene in una condizione di vita sociale più vicina al medioevo che al terzo millennio.

Questa soffocante arretratezza è il triste risultato  dell’uso strumentale e politico che viene fatto della religione (l’Islam politico) che, in mani integraliste, non può che produrre frutti velenosi, come ampiamente insegna la storia millenaria del mondo, anche di quello occidentale.

Per il loro “peccato” Jila e Bakhtiyar hanno già avuto un acconto del “castigo divino” - che in Iran  non fa distinzione tra adulti e bambini - ed hanno così subito  55 frustate ciascuno, l’allontanamento dalla scuola, l’isolamento e la messa all’indice, come un tempo accadeva per i lebbrosi e gli appestati. Si tratta, come si può ben capire, di condizioni che causano danni ben più devastanti delle stesse percosse fisiche. Per entrambi è negato il rientro nella scuola e nella società. I due ragazzi sono stati condannati senza neppure aver diritto ad alcuna assistenza legale e non hanno nessuna possibilità di appellarsi contro la decisione.

Tuttavia, tali sofferenze non sono neppure paragonabili alla tortura psicologica  che li accompagnerà fino al compimento del 18° anno, quando, diventati adulti per la legge, saranno uccisi mediante lapidazione, una “punizione” che nel codice penale iraniano è prevista per chi commette adulterio.

Nessuna autorità religiosa o statale di quel Paese sembra porsi la banale domanda del perché possa essere accaduto quell’episodio del quale si è a conoscenza (e per questo si punisce) soltanto perché la bambina è rimasta incinta. Nessuna domanda si pongono sulla permanenza di una diffusa condizione di ignoranza e per la mancanza di un’educazione sessuale a scuola, lacuna – peraltro - che investe anche molti paesi occidentali, particolarmente laddove il sesso ed i suoi dintorni sono considerati alfieri del demonio. Nessun dubbio si insinua nella mente dei custodi dell’ortodossia religiosa sulla potenza diseducativa dell’obbligo della separazione tra maschi e femmine nella società, nella scuola, nella stessa famiglia. D’altra parte ben poco di diverso è possibile attendersi da un governo controllato dal fondamentalismo religioso che mantiene la pena di morte, la lapidazione, l’uso della frusta ed altre pene corporali, un governo che porta i bambini in tribunale applicando su di essi una legge di 1500 anni fa.

Nel mondo sta crescendo una protesta nei confronti del governo iraniano; una protesta che è partita dalla denuncia di alcune associazioni che difendono i diritti umani e dei bambini ma che deve sempre più estendersi fino a coinvolgere tutte le organizzazioni internazionali, tutti i governi nazionali allo scopo di costringere il governo iraniano a non consumare  un crimine nascondendosi dietro la foglia di fico della barbara interpretazione della legge coranica.

Allo stesso tempo, tutti noi, insieme alle organizzazioni umanitarie, dobbiamo rendere di dominio pubblico l’insano proposito di  assassinare per lapidazione due ragazzi e chiedere – anche con una pressione sulle ambasciate iraniane – l’incondizionato ed immediato rilascio di Jila e Bakhtiyar che vanno restituiti alla loro famiglia ed alla loro adolescenza.

Piercarlo Albertosi

membro dell’Associazione per la difesa dei diritti

dei bambini in Iraq - sezione italiana

 

Notizie più dettagliate e la possibilità di inoltrare appelli per la salvezza dei due ragazzi si possono trovare sul sito internet: www.stoning.webbyen.dk