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Assemblea degli Stati Generali de l'Ulivo di Pistoia |
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Cari amici e compagni ulivisti, un po' perché mi sembra opportuno uno scambio di informazioni, all'interno della Rete, su ciò che noi formiche facciamo di significativo sul territorio, ma soprattutto per avere un riscontro della coerenza dei "pensieri, parole ed opere" dei CpU pistoiesi con la "linea"ufficiale del Coordinamento Nazionale (che da troppo tempo, visti i mala tempora e la prossima scadenza elettorale, non ha occasioni per confrontarsi con l'Esecutivo), vi invio in allegato il testo dell'intervento con cui ieri, a Pistoia, ho aperto l'Assemblea degli Stati Generali dell'Ulivo. Senza essere stata avvertita, mi era stato dato l'incarico di presiedere l'assemblea, in quanto noi di "Nuova città" eravamo stati inseriti tra i promotori dell'iniziativa insieme a DS e Margherita provinciali. Così, consapevole che la nostra reale funzione era quella di servire da foglia di fico per le pudende dell'Ulivo elettorale locale, ho ottenuto l'autorizzazione ad aprire l'assemblea con un intervento a nome dell'associazione che lì rappresentavo ed ho pronunciato il discorso che potete leggere in allegato, che ho rivolto ad un uditorio gelido e sbigottito. Accanto a me, al tavolo della presidenza, sedevano Vannino Chiti, capolista per la Toscana, Antonello Giacomelli, segretario regionale de La Margherita, nonché parlamentare riconfermato, e i due nuovi candidati locali al Parlamento (Lido Scarpetti, segretario DS e prossimo senatore, e Caterina Bini, giovane segretaria provinciale de La Margherita, nonché consigliera regionale, in attesa di diventare parlamentare fra cinque anni) e Massimo Cellai. Davanti, una platea composta da presidente e vicepresidente della Provincia e della Comunità Montana, sindaci, assessori, consiglieri comunali e provinciali, dirigenti dei due partiti, oltre ad un po' di CPU (quelli che non lavorano, vista l'ora pomeridiana). Massimo Cellai, come sempre, è stato grandioso nell'inquadrare i temi cari ai CPU nella situazione socio economica nazionale, tanto che è stato invitato da Scarpetti per altre iniziative (elettorali, ovviamente). E' seguita una passerella di interventi programmati di "eletti", i quali si sono cimentati nelle solite scontate variazioni sul tema: NOI (belli, bravi, buoni e puliti) e GLI ALTRI (brutti, incapaci, sporchi e cattivi), senza possibilità di interloquire per gli "altri". Con mio grande stupore, misto però ad un certo compiacimento, Vannino Chiti ha tirato le conclusioni rilanciando il tema dell'Ulivo non cartello elettorale, ma prodromico ad un nuovo soggetto politico aperto alla società civile e anticipato dai gruppi unici, sia alla camera che al senato. Ha poi sottolineato la necessità di un impegno forte ed unitario per la vittoria del No nel referndum costituzionale ed ha infine manifestato il proprio rincrescimento per la delusione inferta al popolo delle primarie, a causa di una scellerata legge elettorale che dovrà essere immediatamente cancellata dal nuovo Parlamento. Ritengo che vada preso in parola e sfidato a mantenere le promesse di ieri sera. Se mi sono dilungata troppo, mi dispiace di avervi annoiato. Come scusante ho quella di scrivere poche volte (almeno alla Rete). Vi saluto con l'augurio che il 10 aprile finisca una Quaresima (ma anche un Carnevale) durato cinque anni e ci sia veramente la resurrezione del nostro paese. Rosalba
Venerdì 3 marzo 2006 ASSEMBLEA DEGLI STATI GENERALI DE
L’ULIVO di Pistoia Cinema Teatro Verdi Questo
mio intervento, fatto a nome dell’Associazione politica “Nuova città”,
aderente alla “Rete dei cittadini per l’Ulivo”, non può che
iniziare con l’espressione di un profondo compiacimento per quanto sta
accadendo oggi a Pistoia: la convocazione degli Stati generali
dell’Ulivo è qualcosa di più rispetto ad una rituale assemblea di
Partito, o di coalizione, con cui si dà inizio ad una qualsiasi la
campagna elettorale. Nell’invito
che è stato diffuso si parla, infatti, di “Assemblea degli Stati
Generali”, che, se le mie reminiscenze storiche non mi ingannano, sono
le componenti basilari di un organismo politico o di uno Stato nazionale,
attraverso i suoi rappresentanti (come avveniva nella Francia
pre-rivoluzionaria), nei momenti in cui è necessario prendere decisioni
di vitale importanza. La
convocazione in assemblea degli stati generali dell’Ulivo pistoiese
rappresenta dunque un avvenimento importante per la storia politica della
nostra provincia, uno stacco, una sorta di snodo verso un a realtà
politica nuova che, secondo noi, dovrebbe dare il via al percorso
costituente del nuovo soggetto politico, che si può chiamare Ulivo, o
partito democratico, o con altra denominazione, perché la cosa importante
è la carica innovativa che gli si vorrà dare. Mi
preme sottolineare che a Pistoia, a differenza di quanto avviene in altre
province della Toscana e dell’Italia, la terza componente ulivista (che
potemmo assimilare al Terzo
stato, rispetto ai poteri tradizionali), attraverso l’associazione che
qui rappresento, da almeno tre anni collabora con regolarità e
pari dignità con i partiti e gli eletti del centrosinistra, in quanto
membro del dei Coordinamenti provinciali dell’Ulivo e dell’Unione,
oltre che di alcuni coordinamenti comunali, fra cui quello di Pistoia. Perciò
ha partecipato a tutte le iniziative che la coalizione ha promosso, a
partire dalla primavera 2003, epoca in cui, in ambito nazionale, si
programmava l’assemblea Costituente dell’Ulivo. La
nostra provincia rappresenta quindi una punta avanzata per quanto concerne
l’innovazione politica e l’apertura alla cosiddetta “società
civile” e, secondo noi, dovrebbe
sviluppare questa caratteristica di luogo della sperimentazione,
attraverso alcune iniziative di democrazia partecipativa che potranno
essere discusse proprio in questa sede. Potremmo
in effetti contribuire a rimettere in moto dal basso , qui come in altre
realtà locali in cui le condizioni siano favorevoli, il percorso che,
dopo l’auspicato successo della lista dell’Ulivo, dovrà condurci alla
Costituente del Partito Democratico, che costituisce la ragione sociale
dei Cittadini per l’Ulivo. Fra
poco ascolterete l’intervento di Massimo Cellai, Coordinatore nazionale
dei Cittadini per l’Ulivo, il quale presenterà la posizione ufficiale
del nostro Esecutivo Nazionale in relazione alla situazione politica
generale. Per
aprirgli la strada, ricorderò sommariamente chi sono i “Cittadini per
l’Ulivo”: siamo una rete, diffusa su tutto il territorio nazionale, di
circa 450 associazioni della cosiddetta società civile, che hanno come
obiettivo principale il
rinnovamento della politica nazionale attraverso una maggiore
democratizzazione del Centrosinistra e quindi attraverso l’adozione di
regole e procedure ispirate alla democrazia partecipativa, accanto a
quella rappresentativa, che va comunque salvaguardata dal populismo e dal
plebiscitarismo della Destra. Tutto
questo, secondo noi, potrà avvenire se si realizzerà l’Ulivo (alias
Partito Democratico), inteso non come partito unico del riformismo
moderato (Prodi parla addirittura di “riformismo radicale”), ma come
soggetto politico plurale e federato , formato da partiti, eletti e realtà
associative della società civile, o da semplici cittadini, risultato
della contaminazione tra le culture politiche riformatrici e democratiche
del secolo scorso: quella socialista , quella cattolica, quella liberale e
quella ambientalista, dal momento che le vecchie contrapposizioni
ideologiche oggi non hanno più ragion d’essere. Noi
siamo convinti che il percorso costituente di questo nuovo soggetto
politico unitario debba iniziare dal basso, dalla società civile e dalle
realtà locali, poiché in ambito nazionale i partiti del Centrosinistra,
neppure ora che si approssimano le elezioni
politiche, ora che c’è stata una straordinaria partecipazione alle
primarie per il leader, ora che si è stravolta la Costituzione
repubblicana e democratica, ora che è stata varata una legge elettorale
che disgrega l’Unione ed esautora il suo leader, neppure ora
riescono a mettere da parte le logiche identitarie,
l’arroccamento al passato, gli interessi di parte che ci hanno fatto
perdere le elezioni del 2001, con le conseguenze tragiche che tutti
sappiamo. Berlusconi
e i suoi consiglieri, conoscendo le debolezze della nostra classe
politica, hanno messo a punto un
colpo da maestri, varando la malefica legge elettorale proporzionale con
cui andremo alle elezioni il 9 aprile. Ci
sentiamo supportati nelle
nostre convinzioni da quanto
ha affermato Giuliano Amato, in una recente intervista a Repubblica, : “ Dopo
le elezioni, comunque vadano, si dovrà necessariamente pensare a come
ridurre l´attuale frammentazione politica, in una chiave molto più ampia
di una pura e semplice fusione tra segreterie di partito»…«… il
partito de “L´Ulivo”, o partito democratico come si chiamerà, potrà
nascere solo da una grande Costituente, votata dai nostri elettori, alla quale affidare il compito di indicare
moduli organizzativi e piattaforma politica del futuro partito unico.
Per cominciare a dare un baricentro a tutto il centrosinistra, è una
scelta essenziale. Altrimenti può saltare tutto». E prosegue : «I
nostri partiti sono attenti a non chiudersi troppo nei loro recinti. Ma
anche Sant´Antonio ebbe qualche difficoltà a non chiudersi, davanti alle
tentazioni del demonio. Così siamo noi, oggi, di fronte a questa
scellerata legge elettorale. Stanze
chiuse e piene di fumo
- come si
diceva negli Stati Uniti - in
cui si decide l´elezione al posto degli elettori. Non è una bella democrazia.
Noi riformisti abbiamo il dovere di aprire quelle stanze al futuro, e di
lasciare il fumo al passato». Facendo
mie, insieme agli amici di Nuova Città, le parole di Amato, passo alla
parte conclusiva del mio intervento, dedicata ad un rapido elenco di ciò
che avevamo chiesto e che ci attendevamo da a Prodi e dai segretari
nazionali di Ds e Margherita, dopo l’assemblea nazionale del 12-13
novembre scorsi, a cui hanno partecipato Prodi
Fassino e Realacci. Riteniamo naturale comunicarvi la nostra
delusione, dato che nell’Ulivo ci sentiamo in casa nostra, e perché
l’unico obiettivo che ci muove è, in questa fase, la vittoria alle
Politiche e nel Referendum Costituzionale. Dopo
che le primarie di ottobre, con i 4.300.000 votanti, hanno portato alla
luce la richiesta degli elettori de l’Unione e , in particolare (vista
la preponderanza di voti ricevuti da Prodi), dei possibili elettori
dell’Ulivo, di grande coesione della Coalizione e di partecipazione alla
selezione di chi li rappresenterà al Parlamento nazionale, abbiamo
espresso la richiesta che fossero predisposte: . 1)
liste
dell’Ulivo non solo alla Camera, ma, con coerenza politica ed elettorale, anche al Senato
2)
liste
aperte, inclusive rappresentative della società italiana, capaci di
attrarre consenso. 3)
liste trasparenti
e motivate, che contemplassero l’alternanza e la parità numerica dei
generi. 4)
liste comunque
definite con modalità partecipate, se non con complicate primarie,
attraverso l’apertura, nel territorio, di luoghi comuni di consultazione
e confronto nei quali, andando oltre l’ipotesi riduttiva di una lista di
due soli partiti, si riconoscesse il ruolo politico dei cittadini, dei
movimenti e delle associazioni. 5)
l’apparentamento
di liste civiche per il Senato, in alcune Circoscrizioni - come il
Piemonte e la Lombardia, in cui il premio di maggioranza è in bilico fra
i due Poli- promosse da personalità e associazioni “uliviste”,
radicate sul territorio. Non siamo stati ascoltati; per prudenza, o per logiche tutte
interne al ceto politico. Sicuramente con il condizionamento della
scellerata legge elettorale varata a dalla Destra, si è preferito
chiedere il consenso dei cittadini attraverso liste esclusivamente di
partito, senza puntare, in particolare al Senato, sul valore aggiunto
della semplificazione: liste formate in luoghi riservati, in base a
trattative fra dirigenti nazionali, che hanno smorzato l’entusiasmo del
popolo delle primarie. Malgrado l’alternarsi di speranze e delusioni, malgrado gli
estenuanti stop and go con cui procede la transizione italiana, noi CPU
continuiamo ad avere pazienza e tenacia nel chiedere ciò che secondo noi
serve al Paese per risalire la china della disgregazione economica,
sociale e , soprattutto, etica e culturale, perché si possa realizzare
una grande opera di governo che rilanci e ricostruisca l’Italia Riepilogando, ecco le nostre proposte, per il prossimo futuro, ai
leader dell’Ulivo: 1.
costituente
dell’Ulivo (ovvero del Partito Democratico) entro il 2006, formato
dai partiti, dagli eletti, dai movimenti, dai cittadini associati, che sia baricentro, timone e motore dell’Unione e dia a Romano Prodi
la certezza di un sostegno durevole per il governo del paese. 2.
gruppi
unici de L’Ulivo alla Camera ed al Senato, facendo sottoscrivere a tutti
i candidati un impegno morale a svolgere il loro mandato all’interno del
gruppo conseguente alla Lista con la quale si sono presentati ai
cittadini; 3.
unità, concordia
e sinergia effettive e visibili, non solo per sconfiggere la Destra alle
prossime elezioni politiche, ma anche nella successiva campagna per il
referendum in difesa della Costituzione, con la consapevolezza che la
posta in gioco si chiama democrazia. 4.
unità e
concordia per modificare al più presto la legge elettorale voluta dalla
destra da chi tenta di demolire il bipolarismo in nome di una strategia
neocentrista che rappresenterebbe una regressione della transizione
italiana ed una sconfitta dell’Unione e del suo programma di governo. 5.
primarie di
coalizione aperte e regolamentate per ogni tipo di elezione a cariche
monocratiche, per ricucire la frattura fra società politica e popolo
della sinistra e per dare sostanza alla altrimenti vuota parola
partecipazione. Il
futuro della democrazia italiana dipende anche dalla capacità di tutti
noi di guadare lontano, di superare interessi di parte e personalismi. Ma
dobbiamo sbrigarci, per il bene dell’Italia! Rosalba Bonacchi Associazione “Nuova città” di Pistoia Rete
Cittadini per l’Ulivo
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